Emily Wilson critica l’Odissea di Nolan: «Abbiamo bisogno di arte sincera»

Emily Wilson critica l’Odissea di Nolan, sostenendo che il film sia emotivamente vuoto e non rispetti i valori della legge di Zeus.

Emily Wilson critica l’Odissea di Nolan, sottolineando l’assenza di verità e la mancanza di rispetto per i valori omerici
Emily Wilson critica l’Odissea di Nolan, sottolineando l’assenza di verità e la mancanza di rispetto per i valori omerici

Emily Wilson, celebre traduttrice e studiosa greca, ha nuovamente espresso le sue critiche nei confronti del film Odissea di Christopher Nolan, sottolineando come l’opera non rispetti i valori narrativi e morali del mito omerico. La sua analisi, pubblicata in un editoriale per The Atlantic, mette in luce una mancanza di coerenza tra la sceneggiatura e la rappresentazione visiva del film, che secondo Wilson è emotivamente vuota e non trasmette la profondità del testo originale.

La legge di Zeus e il cavallo di Troia

Wilson ha posto l’accento sull’interpretazione del concetto di “legge di Zeus”, un tema centrale nel mito omerico, che nel film di Nolan viene presentato come un’importante guida morale. Tuttavia, la traduttrice ha sottolineato come il film non spieghi adeguatamente il ruolo di questa legge nel contesto narrativo. «Il cavallo è presentato come la massima violazione della legge di Zeus, perché implica l’uso di un’arma di distruzione di massa camuffata da dono», ha scritto Wilson, aggiungendo che il film non chiarisce come questa violazione si collegi al contesto di guerra in cui i Greci assediano Troia.

Un’arte che non è sincera

Secondo Wilson, il film di Nolan, pur visivamente impressionante, non riesce a trasmettere la verità del mito. «Abbiamo bisogno di un’arte che sia sincera riguardo ai costi e alla necessità della compassione», ha affermato la studiosa, sottolineando come l’opera non riconosca i limiti della superiorità spirituale e non protegga dal rischio delle bugie. La traduttrice ha anche criticato la scelta di presentare il cavallo come il momento di rottura della civiltà, senza chiarire come questa scelta si inserisca nel contesto più ampio della guerra.

La sua critica è stata contestata da Joyce Carol Oates, scrittrice e poetessa, che ha accusato Wilson di usare un linguaggio volgare simile a quello dei sostenitori del MAGA, attaccando chi ha opinioni diverse. «Ci si aspetterebbe che una traduttrice, legata a un testo, sia solo un po’ più premurosa e rispettosa nei confronti degli altri che agiscono in buona fede», ha scritto Oates su X, sottolineando la tensione tra le diverse interpretazioni del mito. Wilson, però, non ha intenzione di mollare. «In questi tempi di odio e disinformazione, abbiamo bisogno di qualcosa di più della ‘magia apparente’ delle immagini ingannevoli», ha concluso, rafforzando il suo appello per un’arte che sia verace e rispettosa del passato. La sua critica, sebbene contestata, rimane un importante contributo al dibattito culturale attorno al mito di Ulisse.