L’ONU conferma: l’obiettivo di 1,5 gradi non sarà rispettato

L’Onu riconosce che l’obiettivo di 1,5 gradi non sarà raggiunto, con conseguenze gravi per i Paesi più vulnerabili.

Scienziati e leader mondiali discutono l'impossibilità di raggiungere l'obiettivo di 1,5 gradi
Scienziati e leader mondiali discutono l’impossibilità di raggiungere l’obiettivo di 1,5 gradi

L’ONU ha reso noto che l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi rispetto all’epoca preindustriale non sarà rispettato, segnando un momento di sconforto per i Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) ha pubblicato un rapporto che conferma l’inevitabilità del superamento della soglia, anche se il documento sottolinea che è ancora possibile limitare i danni con azioni immediate. Il mondo si è già riscaldato di circa 1,4 gradi rispetto al periodo 1850-1900, e gli ultimi tre anni sono stati i più caldi mai registrati. Gli scienziati concordano sul fatto che un riscaldamento superiore a 1,5 gradi comporti gravi rischi, e quasi 200 Paesi si erano impegnati un decennio fa a contenere l’aumento delle temperature entro quella soglia più sicura.

La strategia dell’ONU cambia

Il rapporto dell’Unep afferma che la migliore opzione rimasta è passata dall’evitare il superamento della soglia a gestirlo. Questo significa che i paesi dovranno affrontare un mondo più caldo, ma è ancora possibile limitare il riscaldamento con azioni rapide. La direttrice esecutiva dell’Unep, Inger Andersen, ha spiegato che non esistono esiti positivi se si resta sopra 1,5 gradi, ma che l’obiettivo resta il traguardo da raggiungere in modo diverso. Anche nello scenario più ottimista del rapporto, le temperature globali raggiungerebbero comunque un picco di 1,8 gradi prima di scendere a 1,5 gradi entro la fine del secolo.

La governance climatica dovrà essere riconfigurata, ha sottolineato Debra Roberts, coautrice del rapporto. Occorre, ha spiegato, riconfigurare la governance climatica attorno a un percorso di superamento della soglia, per il quale nessuno dei piani attuali è preparato. L’Unep ha già segnalato che raggiungere l’obiettivo di 1,5 gradi stava diventando sempre più improbabile, e il nuovo rapporto segna una svolta, affermando senza mezzi termini che l’azione globale per ridurre le emissioni di gas serra “non è stata abbastanza rapida” da evitare il superamento della soglia.

Le conseguenze per i Paesi vulnerabili

Il messaggio diretto del rapporto ha colpito duramente chi vive negli atolli a bassa quota, come il ministro del Clima di Tuvalu, Maina Talia, che ha spiegato che i costi del cambiamento climatico ricadono in modo sproporzionato sui Paesi del Pacifico. L’inviata per il clima delle Isole Marshall, Tina Stege, ha detto che i Paesi vulnerabili stanno “combattendo contro una corrente molto forte” che li trascina verso acque sempre più pericolose. La situazione è drammatica, e i leader locali chiedono un’azione più decisa per proteggere le loro comunità.

La svolta del rapporto ha suscitato reazioni forti, soprattutto tra gli attivisti. Rachel Cleetus, dell’Union of Concerned Scientists, ha definito il mancato rispetto della soglia di 1,5 gradi “una monumentale ingiustizia climatica”, oltre che straziante e fonte di rabbia. Bill Hare, climatologo e amministratore delegato dell’istituto Climate Analytics, ha detto che il rapporto rischia di trasformarsi in “un invito all’apatia”, non riuscendo a mostrare in modo convincente una via d’uscita.

L’unico modo per minimizzare i danni è tagliare le emissioni ora, non affidarsi a soluzioni tecnologiche speculative, ha detto Lili Fuhr dell’organizzazione CIEL. Richard Betts, dell’Università di Exeter, ha spiegato che il documento riguarda soprattutto le risposte da mettere in campo, più che la semplice constatazione del fenomeno. “Dobbiamo convivere con un mondo più caldo, ma c’è ancora molto che possiamo fare per limitare il riscaldamento”, ha detto ai giornalisti.