Cassazione conferma ergastolo per genitori e cugini di Saman Abbas

Cassazione conferma ergastolo per genitori e cugini di Saman Abbas, condanna a 22 anni per lo zio

Saman Abbas, diciottenne italiana di origine pakistana, è morta la sera del 30 aprile 2021 in una stradina in campagna, vittima di un delitto premeditato e corale commesso da cinque membri del suo clan familiare. La Cassazione ha confermato le condanne definitive all’ergastolo per i genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, e per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq. Lo zio, Danish Hasnain, è stato condannato a 22 anni di reclusione. La sentenza, resa il 15 luglio 2026, ha rigettato i ricorsi presentati dalle difese, chiudendo definitivamente il processo. La ragazza, detta “italian girl”, aveva intenzione di prendere i documenti e partire per vivere la sua vita con il fidanzato, una relazione che la famiglia non accettava.

Un atto corale e premeditato

La famiglia di Saman Abbas, radicata nel Punjab, la considerava “colpevole” per aver rifiutato un matrimonio combinato e per aver scelto di amare chi voleva, preferendo i jeans al velo e i selfie col rossetto alle tradizioni rigide del Punjab. Il delitto è stato organizzato nei minimi dettagli, un atto corale e premeditato. La ragazza, che aveva trascorso alcuni mesi a Bologna in una comunità protetta, era tornata a Novellara da pochi giorni quando è stata uccisa. I cinque parenti, ritrovati uno dopo l’altro nell’arco di tre anni tra l’Europa e il Pakistan, sono stati da subito gli unici indagati per quel delitto.

Il procuratore generale Marco Dall’Olio, durante la requisitoria, ha sottolineato che “Saman doveva essere punita: questo è un punto fermo di tutto il processo”. La volontà era di impartirle una lezione. La sentenza della Cassazione ha riconosciuto la natura turpe e ignobile del movente, che si basa su una violenza estrema e sproporzionata. L’omicidio, pur avendo radici culturali proprie, ha tradito un ricorso a una forma di punizione estremamente severa.

La famiglia ha scelto la violenza come forma di controllo
La decisione di uccidere Saman Abbas non è stata casuale, ma parte di un piano organizzato per imporre una lezione. La famiglia, attraverso un atto corale, ha cercato di imporre una forma di controllo estremo su una ragazza che aveva scelto di vivere in modo diverso. La condanna definitiva conferma l’orrore del gesto e la gravità del reato, ma anche la complessità delle radici culturali che hanno alimentato l’atto.

La sentenza della Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati dalle difese, incluso quello relativo alla pena di 22 anni per lo zio, Danish Hasnain. La famiglia, attraverso un atto corale e premeditato, ha scelto la violenza come forma di punizione. La ragazza, che aveva intenzione di vivere la sua vita con il fidanzato, è morta in un momento in cui la sua libertà era considerata una minaccia. La sua storia è un esempio drammatico di come le tradizioni culturali possano confliggere con i diritti individuali.