Michele Misseri, cosa fa 16 anni dopo il delitto di Avetrana
Michele Misseri, 16 anni dopo il delitto di Avetrana, vive in una villetta e lavora nei campi.
Il 26 agosto 2026, sedici anni dopo la morte di Sarah Scazzi, la comunità di Avetrana cerca di voltare pagina. Michele Misseri, l’uomo che fu al centro delle indagini per l’omicidio della quindicenne, vive oggi in una villetta di via Deledda, nella stessa casa dove la tragedia si è verificata. Dopo essere tornato libero nel 2024, dopo aver scontato una condanna di otto anni per la soppressione del cadavere e l’inquinamento delle prove, Misseri ha ripreso una vita lontana dai riflettori e dai luoghi della cronaca. Il lavoro nei campi, sempre stato un’attività centrale nella sua quotidianità, continua a rappresentare una parte fondamentale della sua esistenza.
Una quotidianità lontana dai riflettori
Dopo la scarcerazione, Misseri ha ridotto progressivamente la sua esposizione pubblica. La villetta di via Deledda, un tempo diventata un luogo di pellegrinaggio per chi seguiva il caso, è oggi schermata per limitare la curiosità di giornalisti e visitatori. L’attenzione mediatica, che aveva accompagnato il paese per anni, è diminuita, e Misseri conduce una vita decisamente più appartata. Secondo le ricostruzioni più recenti, esce presto al mattino per andare a lavorare nei campi, mantenendo una routine lontana dai luoghi della mondanità.
La vita di Misseri oggi è segnata da una routine semplice e riservata. Il lavoro nei campi, che aveva già un ruolo importante prima del delitto, rimane un pilastro della sua quotidianità. La comunità di Avetrana, dopo anni di attenzione pubblica, ha manifestato il desiderio di lasciarsi alle spalle il passato. Alcuni residenti, già nel 2024, hanno invitato a permettere a Misseri di riprendere la sua vita, sottolineando la necessità di superare il circo mediatico che aveva trasformato la vicenda in uno dei casi di cronaca più seguiti della storia italiana.
Le versioni di Michele Misseri
La figura di Misseri rimane legata alle numerose versioni fornite durante le indagini. Dopo la scomparsa di Sarah, fu proprio lui a ritrovare il cellulare della nipote e a indicare agli investigatori il luogo in cui era stato nascosto il corpo. Nel corso degli interrogatori, arrivarono confessioni e ritrattazioni. Misseri ha continuato negli anni a sostenere di essere l’unico responsabile dell’omicidio, mentre la giustizia italiana ha stabilito un quadro diverso da quello da lui sostenuto.
Le condanne definitive per l’omicidio di Sarah Scazzi sono state emesse nel 2017. Sabrina Misseri e Cosima Serrano sono state condannate all’ergastolo, mentre Michele Misseri è stato condannato a otto anni per la soppressione del cadavere e l’inquinamento delle prove. La vicenda giudiziaria è ormai definita, e la comunità di Avetrana cerca di vivere con il peso di quella tragedia, pur cercando di tornare a una normalità lontana dal circo mediatico.
Oggi, sedici anni dopo, il ricordo di Sarah Scazzi è ancora presente, ma la comunità cerca di mantenere un approccio più riservato, concentrando l’attenzione su una quotidianità lontana dal clamore. Il caso di Avetrana continua a suscitare interesse, anche perché ha segnato profondamente non soltanto la famiglia di Sarah, ma un’intera comunità che da sedici anni convive con il peso di quella tragedia. Michele Misseri, dopo il carcere, è tornato nella villetta di via Deledda e alla vita nei campi.
Una quotidianità lontana dalla grande esposizione mediatica di quegli anni, mentre la vicenda giudiziaria resta ormai definita dalle sentenze.
