Amanda Knox: «Tutte le prove portano a Rudy Guede, non a me»
Amanda Knox torna a parlare dell’omicidio di Meredith Kercher: le prove indicano Rudy Guede, non lei.
Amanda Knox, condannata e definitivamente assolta per l’omicidio di Meredith Kercher, ha parlato nuovamente del caso durante un’intervista alle Iene. L’omicidio, avvenuto a Perugia il 1° novembre 2007, ha segnato una delle pagine più complesse della sua vita. Knox ha sottolineato che «tutte le prove portano a Rudy Guede», sottolineando che non c’è alcuna evidenza che la collegi al delitto. L’assoluzione, pur avvenuta, non ha cancellato l’impronta di ingiustizia che, secondo lei, è rimasta addosso a lei e a Raffaele Sollecito, anche lui assolto.
La giustizia non è mai data per scontata. Knox ha espresso la sua convinzione che «tutti i sistemi giudiziari oscillano e fanno degli errori». Per lei, la giustizia non è qualcosa che si riceve automaticamente, ma una lotta da combattere. «Non si può dare per scontata la giustizia, non è qualcosa che ti viene semplicemente data, anche se te la meriti, ma qualcosa per cui devi lottare e Chico lo farà per il resto della sua vita», ha aggiunto. L’esperienza di Knox, come quella di Forti, ha messo in luce come le persone possano essere condannate senza prove concrete, e come l’immagine di una persona possa essere distorta per soddisfare pregiudizi.
Un confronto con Chico Forti
Knox si rivede in Chico Forti, un imprenditore trentino detenuto da 20 anni in Florida e in attesa di essere estradato in Italia per scontare l’ergastolo per un omicidio per il quale si è sempre dichiarato innocente. «C’è un pregiudizio su di me come qui, negli Stati Uniti, c’è per Chico», ha detto. «Mi vedo in lui, riconosco quella sofferenza e quella speranza di essere riconosciuto per quello che è». La giovane ha espresso empatia per la situazione di Forti, sottolineando come entrambi siano vittime di un sistema giudiziario che, a suo parere, ha commesso errori.
La storia non è chiusa. Knox ha sottolineato che «tutte le prove portano a Rudy Guede» e che non c’è alcuna evidenza che la collegi al delitto. «So che ha ucciso Meredith – ha detto – e so che lui non ammette di averlo fatto e che punta il dito contro di me e Raffaele». «Lui era un uomo armato contro una donna senza arma – ha concluso –, non deve essere per forza più complicato di così». Per lei, il caso di Meredith Kercher non è ancora chiuso, e le prove, sebbene non le colpiscano, continuano a indicare un’unica persona: Rudy Guede.
Un’esperienza condivisa
Knox ha anche sottolineato che «l’Italia è importante per me» e che non porta rancore nei confronti del Paese. «Io non porto rancore nei confronti dell’Italia – ha aggiunto – e so che gli italiani che continuano a odiarmi, odiano un’idea di me che non esiste». Knox ha riconosciuto che gli italiani sono stati ingannati da una storia falsata, ma ha anche espresso gratitudine per l’onda di solidarietà che ha ricevuto. «Mi ha ricordato – ha detto – quella che gli americani hanno rivolto su di me. La giustizia americana ha fatto malissimo a lui. Nelle due vicende molte cose sono simili».
Knox ha concluso sottolineando come «la polizia ha deciso sin da subito il colpevole e nel momento in cui per loro l’evidenza era un ostacolo hanno inventato altre prove». Per lei, il caso di Meredith Kercher non è ancora chiuso, e le prove, sebbene non le colpiscano, continuano a indicare un’unica persona: Rudy Guede.
