Nuovo allarme per ex Ilva: aumentano i lavoratori in cassa integrazione. Sindacati si spaccano sul pacchetto di aiuti
Nuovo allarme per ex Ilva: sindacati si spaccano sul pacchetto di aiuti e aumentano i lavoratori in cassa integrazione.
Al nuovo allarme per l’ex Ilva di Taranto si aggiunge un ulteriore elemento di tensione: il numero dei lavoratori in cassa integrazione sembra aumentare. I sindacati, tra cui Fim, Fiom, Uilm e Usb, hanno inviato una comunicazione ad Acciaierie d’Italia denunciando l’incremento e chiedendo “fare chiarezza immediata sulla situazione” e un “incontro urgente e chiarificatore per conoscere i numeri reali dei lavoratori coinvolti e i nuovi assetti organizzativi e produttivi”. I sindacati hanno anche segnalato una “forte criticità dal punto di vista della sicurezza legata alla necessità di garantire pienamente i presidi di emergenza, considerato l’elevato numero di lavoratori posto in cassa integrazione”.
Il tavolo al ministero del Lavoro e le misure in discussione
Oggi al ministero del Lavoro si è tenuto un tavolo tecnico sul decreto per l’ex Ilva, con la partecipazione di tutti i tecnici. Il presidente di Aigi, Nicola Convertino, ha commentato l’introduzione della cassa integrazione in deroga per i terzisti, spiegando che la misura “avrà copertura sino a febbraio”, un orizzonte temporale pensato per coprire i tempi della vendita dell’ex Ilva. Tuttavia, Convertino ha avvertito che rimane aperto il problema dei pagamenti, per i quali “siamo in sofferenza”. Sulle altre misure discusse, come gli incentivi alle assunzioni, Aigi non ha avanzato osservazioni.
La Fim Cisl ha sottolineato l’importanza di garantire la continuità industriale e occupazionale, prevedendo strumenti come gli incentivi all’esodo e i pensionamenti anticipati. Il segretario nazionale Valerio D’Alò ha evidenziato le necessità dei lavoratori, dando priorità a quelli che non avrebbero copertura e sarebbero oggetto di licenziamenti collettivi. D’Alò ha chiesto un perimetro netto per l’accesso agli ammortizzatori, con una platea che includa lavoratori diretti e degli appalti. Per il sindacato, la partita resta comunque sospesa alle scadenze giudiziarie di fine mese: “Resta invariata la condizione che bisogna attendere sia l’udienza del 30 settembre che l’udienza in sessioni congiunte del 20 ottobre”.
Le richieste di Confindustria Taranto e la posizione di Confapi
Confindustria Taranto, con il presidente Salvatore Toma e il vice Michele De Pace, ha chiesto misure per le aziende che hanno investito nel ciclo produttivo dell’ex Ilva e che oggi rischiano di perdere in tutto o in parte la propria funzione. La platea coinvolta, spiegano, è ampia: “Parliamo di una potenziale platea di circa 3000 unità, fra lavoratori dell’appalto e del subappalto, che appartengono a realtà imprenditoriali che hanno sostenuto investimenti ingenti e ora si ritrovano con capacità produttive e impianti che rischiano di non essere più adeguatamente utilizzabili”. Per Confindustria Taranto, la tutela del sistema produttivo non può limitarsi alla sola dimensione occupazionale immediata, ma deve includere misure specifiche e ad hoc per questa platea, insieme al ristoro dei crediti già vantati dalle aziende dell’indotto.
Confapi Taranto ha espresso fiducia nel Governo, sottolineando che “si vede che il Governo è vicino alla situazione, si tocca con mano”. Il presidente Fabio Greco ha spiegato che le aziende hanno chiesto due anni di cassa integrazione per l’indotto-appalto, ma il ministero ha detto che al momento non si può fare, bisogna aspettare i prossimi passaggi alla Corte d’Appello di Milano e in Corte di Cassazione. Confapi ha anche sottolineato che i lavoratori saranno pagati direttamente dall’Inps per non gravare sulle imprese, e che ci sono tre tavoli in atto, a Palazzo Chigi, al Mimit e al ministero del Lavoro, con l’obiettivo di portare all’attenzione degli altri tavoli le richieste fatte.
