Giorgio Portera chiarisce: non ha analizzato il Dna sui pedali della bicicletta di Stasi
Giorgio Portera, genetista forense, chiarisce di non aver analizzato il Dna sui pedali della bicicletta di Stasi e spiega il ruolo nella documentazione.
La questione del Dna trovato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi è tornata al centro dell’attenzione dopo le nuove indagini della Procura di Pavia. Giorgio Portera, genetista forense e ex ufficiale dei Ris di Parma, ha chiarito di non aver eseguito personalmente l’analisi genetica del campione e di non aver interpretato i risultati. La sua dichiarazione arriva in un momento in cui la revisione del processo per il delitto di Garlasco ha aperto nuove prospettive, mettendo in discussione alcune prove chiave.
Non ho analizzato il Dna sui pedali
Portera ha sottolineato che il suo nome è comparso nei dati relativi al campione BU_P, ma non è stato lui a eseguire l’analisi. Secondo le sue parole, l’accesso alla documentazione era legato al caricamento del campione sul sequenziatore, un’operazione tecnica e strumentale. «Non ho mai svolto alcun sopralluogo, né firmato verbali o referti del caso Garlasco», ha precisato. L’operazione, spiega, non equivale a un’analisi genetica né a una sua interpretazione. Non ho eseguito personalmente l’analisi genetica del campione né ho valutato o interpretato alcun profilo genetico relativo al caso Garlasco. Portera ha chiarito che il suo ruolo era limitato a un’attività tecnica, senza alcuna partecipazione all’interpretazione dei dati. L’accesso al sistema, che ha portato al suo nome, era legato a un’operazione di caricamento, non a un’analisi vera e propria.
Le due analisi negative mai arrivate agli atti
La Procura di Pavia ha reso noto che, nel 2007, il campione BU_P era stato sottoposto a ulteriori analisi, che hanno dato esito negativo. Tuttavia, queste controanalisi non sono mai state comunicate agli inquirenti all’epoca del processo. Portera ha chiarito che non è in grado di stabilire con certezza se l’operazione sia stata eseguita da lui o da un collega, ma ha sottolineato che non ha avuto alcun ruolo nell’interpretazione dei dati.
La questione ha suscitato grande interesse, soprattutto dopo che il nome di Portera è emerso in relazione all’utente “port” associato alla lavorazione del campione. La sua dichiarazione interviene in un contesto in cui la Procura ha aperto un’indagine su eventuali responsabilità per l’omissione di dati rilevanti. «Quanto accaduto nel 2007 ha dell’incredibile», ha detto un osservatore, sottolineando che l’assenza di informazioni cruciali potrebbe comportare conseguenze legali.
Non è oggi in grado di stabilire con certezza se quell’operazione sia stata eseguita materialmente da lui oppure da un collega. Portera ha precisato che non è possibile ricostruire con certezza chi abbia effettuato l’operazione, ma ha ribadito che non ha avuto alcun ruolo nell’interpretazione dei dati. La Procura di Pavia continuerà a ricostruire chi abbia svolto le operazioni e perché le analisi non siano state trasmesse agli atti.
La situazione rimane in sospeso, con l’attesa di nuovi sviluppi. La revisione del processo procede, ma la Procura di Pavia continuerà a investigare sulle responsabilità per l’omissione di dati rilevanti. La questione del Dna sui pedali della bicicletta di Stasi rimane al centro dell’attenzione, con implicazioni significative per il caso. La legale di Stasi, Giada Bocellari, ha sottolineato che i dati negativi sul Dna potrebbero disintegrare la condanna. «Se viene meno il Dna sui pedali, viene meno tutta la condanna», ha detto. La Procura di Pavia ha annunciato che la revisione includerà elementi nuovi mai emersi, che potrebbero lasciare a bocca aperta. La situazione è in evoluzione, ma la verità sulle analisi del 2007 rimane ancora da chiarire.
