La 3-I spa in rosso: un disastro di Butti e Fazzolari
La 3-I spa, fondata nel 2022, ha registrato un deficit di 1,2 milioni di euro nel 2025, con un flop che coinvolge esponenti di Palazzo Chigi.
La 3-I spa, società pubblica fondata nel 2022 con l’obiettivo di sviluppare software per la Pubblica amministrazione, si conferma un disastro. Dopo anni di gestione fallimentare, il bilancio del 2025 ha registrato un deficit di 1,2 milioni di euro, mitigato solo da proventi finanziari derivanti dall’impiego di liquidità. L’indicatore conferma un cattivo stato di salute, con un fatturato di 400mila euro in un anno. Il fallimento, che ha visto il coinvolgimento di esponenti di Palazzo Chigi, ha bruciato poco meno di un milione e mezzo di euro in pochi anni.
Un flop che coinvolge esponenti di governo
Il disastro della 3-I spa è legato al sottosegretario alla Trasformazione digitale, Alessio Butti, e al sottosegretario, consigliere di Giorgia Meloni, Giovanbattista Fazzolari. I due sono stati protagonisti di una gestione negativa che ha portato a un saldo negativo tra entrate e uscite di 2,1 milioni di euro. La società, finanziata da azionisti come Inps, Inail e Istat, ha visto il suo patrimonio iniziale di 45 milioni di euro scendere a 43,5 milioni di euro. La situazione si complica ulteriormente con l’assenza di una figura di direttore generale, dopo la decisione di Acanfora di lasciare l’incarico.
La gestione fallimentare ha visto il coinvolgimento di esponenti di alto livello, con conseguenze economiche pesanti.
Il rapporto tra Stefano Acanfora e Fazzolari risale al 2017, quando Acanfora, allora dirigente della regione Lazio, firmò un contratto di consulenza da 166mila euro lordi a Fazzolari, allora militante di Fratelli d’Italia. Il rapporto si interruppe nel 2018 con l’elezione di Fazzolari al Senato. Dopo un periodo di distanza, i due si sono nuovamente incontrati quando Fazzolari è diventato un centro di potere alla presidenza del Consiglio. Acanfora, apprezzato da Fazzolari, è stato nominato direttore della 3-I spa, ma il suo ruolo non ha fermato il declino della società. La gestione negativa ha coinvolto anche Claudio Anastasio, presidente della società prima di Gennaro Terracciano, vicino al capo di gabinetto di Meloni, Gaetano Caputi. Terracciano, pur cercando di mettere a posto le cose, ha lasciato l’incarico, probabilmente intuendo l’andamento negativo. La presidenza è passata a Domenico Mastrolitto, ma la situazione non si è migliorata.
La proposta di integrazione in Sogei
Il Consiglio di amministrazione ha formalizzato la proposta per far confluire la 3-I all’interno di Sogei, società in house del Mef. L’obiettivo è limitare le perdite a una cifra inferiore ai 2 milioni di euro. La società, che ha visto bruciare risorse pubbliche nell’indifferenza, continua a essere un caso di gestione fallimentare. Il governo Meloni, pur avendo il controllo, non ha ancora adottato misure concrete per risolvere la situazione. Serve, però, la volontà politica per mettere in piedi un’operazione che potrebbe salvare la situazione.
La mancanza di azioni concrete ha permesso al disastro di continuare senza interventi significativi.
La 3-I spa, pur essendo stata fondata con l’obiettivo di diventare un pilastro della digitalizzazione della Pubblica amministrazione, si è rivelata un fallimento. Il recente decreto sulla Pubblica amministrazione non ha portato alcun cambiamento sostanziale. La certezza è quella dei soldi bruciati, con un bilancio negativo che non sembra destinato a migliorare a breve termine.
