Ergastolo definitivo per Turetta per l’omicidio di Giulia Cecchettin
Ergastolo per Turetta confermato definitivamente, processo chiuso a Venezia

La condanna all’ergastolo per Filippo Turetta, accusato dell’omicidio di Giulia Cecchettin, è diventata definitiva. La Corte d’assise d’appello di Venezia ha confermato la sentenza di primo grado, dopo che sia la Procura Generale che l’imputato hanno rinunciato a presentare appelli. L’ergastolo, aggravato dalla premeditazione, è ora esecutivo una volta trascorsi i termini per il ricorso in Cassazione. Il processo, che ha visto la chiusura senza passaggio in Cassazione, ha concluso la vicenda giudiziaria per il delitto avvenuto il 11 novembre 2023.
Giustizia riparativa e reazione del padre della vittima
Turetta ha scelto di intraprendere la strada della giustizia riparativa, un percorso che richiede il consenso preventivo del padre della vittima, nonostante la legge ne preveda l’istanza anche in assenza di accordo. Gino Cecchettin, padre di Giulia, ha espresso una posizione di accettazione e maturità, riconoscendo il percorso di consapevolezza del figlio. “Non esiste una giustizia capace di restituire ciò che è stato tolto, ma esiste la consapevolezza che la verità è stata riconosciuta e che le responsabilità sono state pienamente accertate”, ha detto il padre, apprendendo del mancato appello.
“Continuare a combattere quando la guerra è finita è, in fondo, un atto sterile. La consapevolezza che è il momento di fermarsi, invece, è un segno di pace interiore e di maturità”, ha aggiunto Gino Cecchettin, sottolineando che la giustizia ha il compito di accertare i fatti, non di placare il dolore. “Come padre, ho scelto da tempo di guardare avanti, perché l’unico modo per onorare Giulia è costruire, ogni giorno, qualcosa di buono in suo nome”, ha concluso.
La rinuncia e il processo chiuso
Turetta, 23 anni, ha rinunciato ai motivi d’appello il 14 ottobre 2025, assumendosi la “piena responsabilità” dell’omicidio e confessando di pentirsi ogni giorno. L’accusa, rappresentata dai legali, ha preso atto del verdetto di primo grado il 6 novembre 2025, confermando la condanna per omicidio premeditato, senza aggravanti di crudeltà o stalking. La Corte d’assise d’appello, presieduta dal giudice Michele Medici, ha dichiarato inammissibili gli appelli, confermando definitivamente la condanna.
La sentenza è stata pronunciata in aula bunker di Mestre, dove erano presenti solo i legali, mentre Turetta è rimasto in carcere a Verona. L’avvocato Nicodemo Gentile, legale di parte civile per Elena Cecchettin, ha commentato: “La Corte ha di fatto riconosciuto il movente di genere: questi uomini spesso uccidono perché vogliono punire la donna che non risponde più alle loro aspettative”. La vicenda, chiusa senza ulteriori passaggi, rappresenta un caso emblematico di femminicidio e di sistema giudiziario che ha raggiunto un esito definitivo.
La decisione di Turetta di intraprendere la giustizia riparativa, nonostante la legge permetta l’istanza anche senza il consenso del padre della vittima, ha suscitato una reazione di accettazione da parte di Gino Cecchettin. “Sul piano umano penso sia un percorso di consapevolezza che lui sta facendo verso il gesto che ha compiuto e il dolore che ci ha procurato, seppur mi risulta difficile capirlo”, ha dichiarato il padre, riconoscendo il passo verso la pace interiore. La giustizia, per Gino Cecchettin, non deve placare il dolore, ma accertare i fatti e permettere di guardare avanti.
La sentenza definitiva rappresenta un momento di chiusura per la famiglia Cecchettin, che ha scelto di concentrarsi su un futuro costruito in onore della vittima. La giustizia, in questo caso, ha svolto il suo compito, anche se non ha restituito ciò che è stato tolto. La consapevolezza, invece, è diventata un passo verso la maturità e la pace interiore, come ha espresso Gino Cecchettin, che ha scelto di guardare avanti, ogni giorno, per onorare Giulia.
