L’avvocato di Bossetti chiede di confrontare il DNA di Sangare con Yara e Sharon Verzeni
L’avvocato di Massimo Bossetti chiede di confrontare il DNA di Moussa Sangare con quello di Yara Gambirasio e Sharon Verzeni, sollevando dubbi sulla validità delle prove genetiche.

L’avvocato Claudio Salvagni, difensore di Massimo Bossetti, ha espresso la sua posizione in merito alla richiesta di confrontare il DNA di Moussa Sangare con quello di Yara Gambirasio e Sharon Verzeni. L’ipotesi, avanzata in un contesto di dibattito su un caso che ha scosso l’opinione pubblica, si basa su una serie di elementi che mettono in discussione la validità delle prove genetiche utilizzate nel processo. Salvagni ha sottolineato come il DNA mitocondriale, spesso considerato un elemento cruciale per l’identificazione, non sia stato adeguatamente analizzato o confrontato.
La difesa di Bossetti e il confronto del DNA
La difesa di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, ha sollevato dubbi sulla correttezza delle analisi genetiche effettuate durante l’indagine. Salvagni ha sottolineato come il DNA mitocondriale, che potrebbe essere considerato la “prova del nove”, non sia stato adeguatamente verificato. Secondo il legale, il DNA nucleare di Bossetti non è sufficiente a confermare la sua colpevolezza, poiché manca l’analisi del DNA mitocondriale, che potrebbe fornire un elemento di conferma ulteriore.
La distruzione dei campioni ha reso impossibile una verifica completa. La pm Letizia Ruggeri, che ha indagato sul caso Yara Gambirasio, ha spostato i campioni di DNA, compreso il “dna di ignoto 1”, nell’ufficio corpi di reato, portando alla distruzione dei reperti. Questo atto ha suscitato accuse di frode processuale e depistaggio, con la richiesta di archiviazione dell’inchiesta. La difesa di Bossetti aveva ottenuto l’autorizzazione del giudice per l’analisi dei campioni, ma cinque giorni dopo, i reperti sono stati distrutti, rendendo impossibile ulteriore indagine.
Le congetture e le reazioni del mondo della criminologia
La richiesta di confrontare il DNA di Moussa Sangare con quello di Yara e Sharon Verzeni ha suscitato reazioni da parte del mondo della criminologia. La criminologa Roberta Bruzzone ha definito l’ipotesi dell’avvocato “fantasiosa”, sottolineando che l’assassino di Yara è già in carcere. Secondo Bruzzone, l’ipotesi di un serial killer che abbia ucciso più volte non è supportata da prove concrete.
Salvagni ha sottolineato come la distruzione dei campioni abbia reso impossibile una verifica completa. L’avvocato ha anche sottolineato come il DNA mitocondriale, che potrebbe fornire un elemento di conferma, non sia stato analizzato, e quindi non si possa stabilire con certezza se il DNA trovato sui corpi delle vittime appartenga a Bossetti o a un altro individuo. L’ipotesi di un serial killer che abbia ucciso più volte, partendo dall’omicidio di Yara nel 2011 fino ad arrivare a Sharon Verzeni, è stata ritenuta da alcuni un tentativo di riaprire un caso giudiziario utilizzando l’arma del DNA per dimostrare che potrebbe essere un’arma spuntata se non si seguono determinati passaggi.
La difesa, ora, punta ad analizzare i reperti che sono ancora esistenti, ovvero gli indumenti di Yara, quelli dai quali è stato estratto il DNA di ignoto 1, per verificare se ci sono altre tracce analizzabili e che magari restituiscano un risultato simile, ma non identico. L’ipotesi è che ci sia un serial killer che in tredici anni abbia ucciso più volte, ma la validità di questa ipotesi rimane in discussione.
