Sharon Verzeni, la giustizia non restituisce ciò che si perde. La sorella: nessun pentimento
La famiglia Verzeni riceve la sentenza di ergastolo per l’omicidio di Sharon. Nessun pentimento da parte dell’imputato.

La famiglia Verzeni, colpita da un lutto terribile, ha ricevito oggi la sentenza di ergastolo per l’omicidio di Sharon Verzeni, una ragazza di Terno d’Isola. L’imputato, un trentunenne originario del Mali, è stato condannato per un fatto inaudito, che ha visto una vita umana sacrificata senza un motivo. La famiglia, accompagnata da un carico di dolore, ha espresso sollievo per la giustizia fatta, pur rimanendo ferma nel loro dolore. La sorella, Melody Verzeni, ha fatto da portavoce della famiglia, sottolineando che l’imputato non ha mai espresso pentimento e che il suo atteggiamento ha aumentato la sua pericolosità.
La difesa contesta la sentenza e la perizia
L’avvocato Tiziana Bacicca, difensore dell’imputato, ha espresso delusione per la sentenza, considerandola inaspettata sia nel merito che sul punto della pena. Ha citato sentenze della Cassazione che hanno annullato le tre aggravanti contestate al suo assistito: la premeditazione, la minorata difesa da parte della vittima e i motivi abietti. L’avvocato ha sottolineato che il merito non è stato considerato neppure per una integrazione probatoria, e ha annunciato l’intenzione di fare appello. La difesa contesta anche la perizia che ha portato alla condanna, sostenendo che le circostanze del caso hanno lasciato spazio a ricostruzioni alternative.
La sorella Melody Verzeni ha espresso il loro dolore e la loro speranza, dicendo: “Sharon sarà sempre viva nei nostri cuori, con noi tutti i giorni”. La famiglia ha ringraziato la Corte d’assise per il giudizio giusto e obiettivo pronunciato con questa sentenza. Hanno anche espresso gratitudine verso il pubblico ministero, i carabinieri e tutti coloro che hanno contribuito a far emergere la verità.
Il pubblico ministero: un fatto inaudito
Il pubblico ministero, attraverso il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota e il pm Emanuele Marchisio, ha definito il caso come un fatto inaudito. Marchisio ha descritto l’imputato come un “impenitente narcisista che ha deciso di sacrificare una vita umana al proprio ego”. L’imputato, Moussa Sangare, ha ritratto la sua confessione durante il processo, senza mostrare alcun pentimento. Nell’ultima giornata del processo, è rimasto impassibile, con la testa appoggiata sul bancone per lunghi tratti.
La famiglia Verzeni ha espresso il loro dolore e la loro speranza, dicendo: “La giustizia non ti restituisce ciò che hai perduto, ma se non si fosse fatta giustizia, sarebbe stato peggio”. La sorella Melody Verzeni ha concluso dicendo che Sharon sarà sempre viva nei loro cuori, con loro ogni giorno. La famiglia, pur rimanendo ferma nel loro dolore, ha trovato un sollievo nella giustizia fatta, anche se non ha restituito ciò che è stato perduto.
