MIPphest celebra i 10 anni con un focus sul Mediterraneo e la fotografia contemporanea
MIPphest festeggia i 10 anni con un’edizione dedicata al Mediterraneo e alla fotografia contemporanea, intervista al direttore artistico Antonello Di Gennaro.
Il Festival Internazionale di Fotografia e Arti Visive di Matera, noto come MIPphest, celebra i 10 anni di attività con una decima edizione intitolata “Orizzonti Fluidi”. L’evento, che si svolge in una città simbolo del Mediterraneo, si propone di mettere in dialogo la fotografia, l’arte contemporanea e la memoria del territorio. L’intervista al direttore artistico Antonello Di Gennaro ha svelato le motivazioni e le intenzioni dietro questa edizione, che si concentra sulla complessità e la fluidità del Mediterraneo come spazio geografico e condizione dello sguardo.
Il Mediterraneo come condizione dello sguardo
Antonello Di Gennaro, direttore artistico del MIPphest, ha spiegato che il titolo “Orizzonti Fluidi” nasce da una visione del Mediterraneo non come luogo fisso, ma come una condizione che muta e si trasforma. “Guardare il Mediterraneo come una condizione dello sguardo significa smettere di considerarlo soltanto come uno spazio geografico delimitato”, ha detto. Per Di Gennaro, il Mediterraneo è un mare di relazioni, scambi e identità che si incontrano e si trasformano nel tempo. Questo concetto si riflette nel programma dell’edizione 2026, che intende evocare una dimensione relazionale e fluida.
Il Mediterraneo non è mai immobile: cambia a seconda del punto da cui lo osserviamo.
La fotografia, come strumento di espressione e conoscenza, gioca un ruolo chiave in questa prospettiva. “La fotografia non è una registrazione neutra della realtà, ma una scelta e una forma di ascolto”, ha sottolineato Di Gennaro. Attraverso le immagini, si possono cogliere non solo ciò che è visibile, ma anche atmosfere, tracce e geografie affettive. La fluidità, quindi, non rappresenta una perdita di identità, ma la possibilità di comprenderla in modo più complesso e profondo.
Un festival che si sviluppa nel tessuto della città
Il MIPphest non si limita a una serie di mostre e eventi, ma si sviluppa nel tessuto stesso di Matera, una città in cui passato e presente convivono nella pietra e nelle architetture. “Matera non è semplicemente lo scenario delle mostre: chiese, ipogei, archivi e architetture entrano direttamente nel progetto espositivo”, ha spiegato Di Gennaro. Il festival si articola attraverso una pluralità di sedi e istituzioni, costruendo una geografia diffusa di relazioni tra opere, spazio urbano, architettura rupestre, chiese e patrimonio ipogeo.
Il luogo è fondamentale: non è mai un semplice contenitore, ma entra nel significato dell’opera.
Questo approccio ha portato a collaborazioni con artisti e curatori di rilievo, tra cui Claudia Del Giudice, Francesca Di Martino, Mina Di Nardo, Tonia Erbino, Gianni Grattacaso, Renata Petti e Nella Tarantino. Sono proprio questi siti unici al mondo a offrire alle opere una possibilità di lettura molteplice: una fotografia, una scultura o un’azione performativa non vengono percepite come in un ambiente neutro. La memoria del contesto genera associazioni, contrasti e risonanze che trasformano lo sguardo. Il festival ha anche visto l’arrivo per la prima volta a Matera del Sony World Photography Awards 2026, un evento di particolare rilievo per il festival e per la città. Questo appuntamento rafforza la vocazione di Matera come luogo di incontro, confronto e contaminazioni tra culture, sensibilità e linguaggi diversi.
Il MIPphest, attraverso la fotografia e l’arte contemporanea, diventa un ponte tra il patrimonio del territorio e nuovi contesti e pubblici. L’edizione 2026 rappresenta un momento di consolidamento e di espansione, con un programma che si estende nei 12 mesi dell’anno e che include mostre, incontri, proiezioni e workshop. L’obiettivo è di favorire il dialogo tra ricerca contemporanea, luoghi e comunità, e di consolidare Matera come spazio di produzione e confronto nel panorama della fotografia contemporanea.
