Il padre di Sara Marzolino: “L’omicidio stradale è trattato come una pratica burocratica, serve più riflessione anche in tribunale”

Il padre di Sara Marzolino denuncia la mancanza di riflessione nel giudizio per l’omicidio stradale. L’incidente avvenuto a Genova il 11 maggio 2025 ha suscitato preoccupazioni.

Alessandro Marzolino, padre di Sara Marzolino, ha espresso profonde emozioni e preoccupazioni dopo l’incidente mortale avvenuto il 11 maggio 2025 a Genova. La giovane è stata travolta e uccisa da un’automobile che procedeva a circa 110 km/h lungo via Bruno Buozzi. L’incidente ha causato la recisione dell’aorta, un trauma che ha portato alla morte della ragazza. Il padre, che ha ricevuto e pubblicato integralmente la sua lettera, ha espresso la sua profonda disapprovazione per come l’omicidio stradale è stato trattato, a suo parere, come una pratica burocratica.

Un’incidente che non è stato un incidente

Nonostante l’incidente sia stato classificato come tale, il padre non riesce a comprendere la differenza tra incidente e omicidio. “Non so dire la differenza tra incidente ed omicidio”, ha scritto, ma ha chiarito che la differenza c’è. L’automobile, la strada, le città sono pericolose, e questa pericolosità oggettiva non è mai stata sufficientemente presa in considerazione. “L’automobile, la strada, le città, sono pericolose”, ha sottolineato, aggiungendo che questa consapevolezza è necessaria per chi guida. La differenza tra incidente e omicidio non è chiara. Il padre ha espresso la sua convinzione che la giustizia non debba limitarsi a condannare, ma debba dare voce a chi non ha più voce. “Giustizia non può essere solo condannare il colpevole”, ha scritto, aggiungendo che è importante dare espressione al vuoto lasciato, a ciò che si è perso.

La prassi giudiziaria non permette riflessione

Il padre ha espresso la sua preoccupazione per la prassi consolidata che sembra non permettere spazio per dubbi, riflessioni o valutazioni. “La netta percezione che ne ho avuto è stata quella di una prassi ordinaria, di una procedura burocratica già ben collaudata”, ha scritto. L’iter giudiziario, pur grave, sembra non permettere di approfondire le circostanze, e questo, a suo parere, potrebbe contribuire a ridurre il numero di omicidi stradali.

La velocità e la consapevolezza sono chiave. Alessandro Marzolino ha chiesto una maggiore consapevolezza in chi guida, una maggiore attenzione alle condizioni oggettive di pericolo. “Ridurre la velocità massima nelle città a 30 km/h sarebbe senz’altro d’aiuto”, ha sottolineato, aggiungendo che la velocità media con cui si percorrono le città è inferiore. “Pigiare sull’acceleratore quando si hanno duecento metri di strada libera è solo uno sfogo”, ha scritto, ma non è una soluzione.

Il padre ha anche espresso la sua convinzione che la prassi della giustizia, con i suoi corollari stragiudiziari, possa contribuire a una maggiore consapevolezza. “Una maggiore lentezza, un tempo più lungo, che dia spazio ai dubbi, alle circostanze, alle riflessioni, potrebbe forse segnare con maggiore nettezza ed efficacia il confine tra incidente ed omicidio”, ha concluso. L’incidente di Sara Marzolino è un caso che ha suscitato emozioni e riflessioni, e il padre spera che possa contribuire a una maggiore attenzione verso la sicurezza stradale e la giustizia.