Moussa Sangare ritratta la confessione: «Non l’ho uccisa io»

Moussa Sangare ritratta la confessione e giura di non aver ucciso Sharon Verzeni.

Moussa Sangare ritratta la confessione: «Non l’ho uccisa io»
Moussa Sangare ritratta la confessione: «Non l’ho uccisa io»

Il processo per l’omicidio di Sharon Verzeni riprenderà il 22 settembre, dopo che Moussa Sangare ha ritratto la confessione e ha giurato: «Non l’ho uccisa io». L’uomo, accusato di aver ucciso la donna la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, ha rivisto la sua posizione in aula, sostenendo di essere stato spinto a parlare dai carabinieri e di non essere l’assassino. L’affermazione ha suscitato reazioni forti tra i familiari della vittima, che hanno espresso dolore per la ritrattazione.

La perizia psichiatrica e le prove

Il tribunale ha affidato la perizia psichiatrica a una dottoressa esperta, con l’obiettivo di valutare la capacità di intendere e di volere di Moussa Sangare. L’uomo, in aula, ha mormorato: «Sono innocente», una frase che ha suscitato attenzione e dibattito. L’avvocato Luigi Scudieri, che rappresenta i Verzeni e Sergio Ruocco, ha spiegato che Moussa ha affermato di non essere l’uomo ripreso dalle telecamere di Terno d’Isola, poiché aveva scarpe diverse. Inoltre, ha detto di aver sepolto il coltello vicino all’Adda, dove andava a fare i barbecue.

La difesa ha sottolineato che il movente non è manifesto, ma non significa che Sangare sia folle. L’avvocato ha anche descritto un percorso faticoso dopo l’omicidio, in cui l’imputato ha evitato le telecamere, ha cambiato la bicicletta e ha seppellito i vestiti con i sassi. La traccia di DNA di Sharon Verzeni sul trapezio della bicicletta di Sangare, l’unica parte non modificata, ha ulteriormente complicato la situazione.

Le contraddizioni e le reazioni

Le indagini hanno rivelato alcune contraddizioni. Sulla lama del coltello non sono state trovate tracce ematiche, mentre è stata trovata una traccia di DNA di Sharon Verzeni sul trapezio della bicicletta di Sangare. L’avvocato Scudieri ha sottolineato che il fatto che il movente non sia manifesto non significa che Sangare sia folle, ma anzi, potrebbe indicare una volontà di uccidere una donna.

La ritrattazione ha ulteriormente aggravato il dolore dei familiari. La difesa aveva già chiesto di produrre un video girato quando Moussa viveva con la madre e la sorella, in cui parlava «coi defunti». La ritrattazione ha ulteriormente aggravato il dolore dei familiari, che hanno espresso la loro sofferenza. «È una famiglia che sta soffrendo e sentire queste cose la fa ancora più soffrire», hanno commentato.

Il caso di Sharon Verzeni rimane un esempio di come le confessioni e le ritrattazioni possano influenzare il corso di un processo. L’assenza di un movente chiaro non ha cancellato le accuse, ma ha sollevato nuove domande sulle motivazioni e le intenzioni dell’imputato. La verità, per ora, resta in sospeso, mentre il processo si avvicina al suo momento decisivo.

  • Sharon Verzeni fu uccisa a Terno d’Isola il 30 luglio 2024.
  • Moussa Sangare ha ritratto la confessione e ha giurato di non averla uccisa.
  • La perizia psichiatrica valuterà la sua capacità di intendere e di volere.

La situazione è in attesa del verdetto del processo, che si terrà il 22 settembre. Mentre i familiari dei Verzeni cercano giustizia, il caso di Moussa Sangare rimane un esempio di come le prove e le dichiarazioni possano rimanere incoerenti, ma anche di come le famiglie possano essere profondamente colpite da ogni nuovo sviluppo.