Saman Abbas, la sua voce nella docuserie HBO Max: «Non sono una ragazza sbagliata»

HBO Max presenta una docuserie su Saman Abbas, una diciottenne in cerca di autonomia, scomparsa nel 2021.

Saman Abbas, la sua voce nella docuserie HBO Max: «Non sono una ragazza sbagliata»
Saman Abbas, la sua voce nella docuserie HBO Max: «Non sono una ragazza sbagliata»

Saman Abbas, diciottenne di origine pachistana, viveva a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, con la sua famiglia. La sua storia, diventata un caso di cronaca internazionale, è al centro di una nuova docuserie HBO Original intitolata “Saman – La verità nascosta”. La serie, in tre episodi, cerca di ricostruire la vita e la voce della ragazza, attraverso materiali originali e testimonianze di familiari. La sua volontà di decidere autonomamente della propria vita ha causato una profonda frattura con la famiglia, culminata nell’omicidio premeditato che la vide scomparire nel 2021.

La voce di Saman e il conflitto con la famiglia

La docuserie si basa su audio originali della diciottenne, recuperati attraverso un lavoro di ricostruzione documentaria, e sulle parole del fratello Haider, testimone centrale dell’inchiesta. Questi materiali permettono di mettere in primo piano la ragazza dietro il caso giudiziario: i suoi desideri, il bisogno di autonomia e lo scontro sempre più duro con la famiglia. Saman aveva rifiutato il matrimonio organizzato dalla famiglia e aveva una relazione con un altro ragazzo. La sua volontà di decidere autonomamente della propria vita è diventata il centro di una frattura familiare sempre più profonda.

La giustizia italiana ha ricostruito l’omicidio come un delitto premeditato all’interno del nucleo familiare. Nelle motivazioni della sentenza d’appello, i giudici hanno sottolineato come il desiderio di autonomia della ragazza fosse diventato incompatibile, agli occhi dei familiari coinvolti, con il sistema di valori al quale pretendevano che Saman si conformasse. La docuserie si concentra proprio su questa distanza – tra ciò che Saman voleva diventare e ciò che altri avevano deciso per lei – per ricostruire una parte importante del racconto.

La scomparsa e la ricerca del corpo

La notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021, Saman scompare. Le telecamere dell’azienda agricola nella quale lavorava il padre registrano alcuni dei suoi ultimi movimenti. Poi, per 566 giorni, di lei non c’è traccia. Le ricerche si concentrano nelle campagne di Novellara fino alla svolta: lo zio Danish Hasnain conduce gli investigatori nel luogo in cui il corpo è stato nascosto. I resti della diciottenne vengono trovati a circa due metri di profondità nei pressi di un casolare abbandonato.

La serie torna su quei luoghi e su quella lunga assenza, ma prova a evitare che la storia di Saman coincida soltanto con la ricerca del suo corpo. Il racconto del fratello Haider, un’altra voce fondamentale, ha avuto un ruolo centrale anche nella vicenda processuale. La Corte d’assise d’appello di Bologna ha ritenuto credibile il racconto del giovane e lo ha considerato estraneo alla preparazione e all’esecuzione del delitto. La sua presenza nella docuserie permette così di seguire la vicenda non soltanto attraverso investigatori e atti processuali, ma attraverso chi con Saman aveva condiviso la vita familiare.

Prodotta da Aurora TV, la docuserie porta le firme di Lorenzo Avola e Carmen Vogani, che l’hanno scritta insieme a Simona Coppini. Giannandrea Pecorelli e Benedetta Fabbri sono i produttori, con Giulia Cerulli produttrice delegata. La regia dei primi due episodi è di Francesca Mazzoleni, mentre il terzo è diretto da Gianluca Santoni. Emanuele Pasquet firma la fotografia, Simone Mele il montaggio e Lorenzo Tomio e Maddalena Pasqua le musiche originali.

Ma il materiale più potente resta quello che nessun interprete deve ricostruire: la voce vera di Saman. È lì che il caso di cronaca torna ad avere il volto di una diciottenne che chiedeva qualcosa di elementare e, per lei, drammaticamente difficile da ottenere: poter decidere della propria vita.