La T-Roc e la cognata: un oltraggio dopo la morte di Giulia Tramontano
Un nuovo capitolo di giustizia per la famiglia di Giulia Tramontano, dopo l’assassinio e la vendita dell’auto.

La famiglia di Giulia Tramontano, la donna uccisa nel maggio 2023 da Alessandro Impagnatiello, ha visto un nuovo capitolo di giustizia aprirsi dopo l’assassinio. La sentenza del Tribunale civile di Milano ha condannato la cognata dell’assassino a versare circa 25mila euro ai familiari della vittima, a causa di una manovra per ridurre la consistenza patrimoniale dell’ex barman, al fine di evitare un risarcimento. L’azione, volta a far apparire Impagnatiello nullatenente, ha portato a un processo che ha concluso con una condanna.
La T-Roc e il furto anomalo
La cessione dell’auto, una Volkswagen T-Roc, è emersa grazie a un controllo sul Pubblico Registro Automobilistico (Pra) effettuato dai legali delle parti civili. La vettura, all’epoca del delitto, era stata sequestrata solo per rilevare le tracce, ma è risultata ancora in circolazione e intestata alla cognata del killer. Lo scorso ottobre, la cognata ha denunciato un furto con dinamica “anomala”, come ha chiarito la compagnia assicurativa, che ha rifiutato di erogare il risarcimento. Questo ha portato alla famiglia di Giulia a presentare un esposto in Tribunale, da cui è scaturito il processo.
La vendita dell’auto era volta a sottrarre il bene alle ragioni creditorie della famiglia. L’avvocato Giovanni Cacciapuoti ha spiegato che l’obiettivo della famiglia era che la macchina non circolasse più liberamente e fosse distrutta, poiché non era mai stata sequestrata. Il giudice Francesco Pipicelli ha dato ragione alla famiglia, ritenendo che la vendita fosse avvenuta con la piena consapevolezza del fratello e della cognata, al fine di sottrarre il bene alle ragioni creditorie dei familiari di Giulia Tramontano.
Un processo che segue l’omicidio
Impagnatiello, intanto, sta scontando la condanna all’ergastolo, confermata anche in secondo grado. Una volta depositate le motivazioni della sentenza, potrebbe aprirsi un nuovo round in Cassazione, con il ricorso della difesa e la possibile impugnazione della Procura generale sul mancato riconoscimento dell’aggravante della premeditazione.
La famiglia ha sempre espresso dolore e rabbia per l’omicidio. La donna uccisa era incinta di sette mesi e la sua morte ha segnato la vita di una donna che aveva un futuro davanti a sé. L’assassino, che ha cercato di liberarsi dei beni della vittima anche dopo la sua morte, ha visto un ulteriore oltraggio, con la vendita dell’auto che ha portato a un nuovo processo. La giustizia, però, sembra finalmente rispondere alle richieste della famiglia, anche se il cammino è ancora lungo.
La sentenza rappresenta un passo avanti per la famiglia di Giulia Tramontano, che ha visto un’azione criminale seguita da un ulteriore atto di violenza, questa volta non fisica ma patrimoniale. La vendita dell’auto, che aveva un legame diretto con il delitto, è diventata un simbolo dell’oltraggio subito dopo la morte della vittima. La giustizia, attraverso un processo civile, ha riconosciuto l’ingiustizia e ha dato una risposta concreta, anche se non è ancora la fine della storia.
