Il Garante sanziona due programmi tv per immagini lesive della dignità di Chiara Poggi
Il Garante per la protezione dei dati personali sanziona due programmi televisivi per aver diffuso immagini del corpo senza vita di Chiara Poggi.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato due programmi televisivi, “Le Iene” e “Zona Bianca”, per aver diffuso immagini del corpo senza vita di Chiara Poggi, una ventiseienne uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Le immagini, che mostravano il corpo della vittima imbrattato di sangue e con ferite, sono state considerate lesive della dignità della vittima e della sua famiglia, nonché in contrasto con il principio di essenzialità dell’informazione. La sanzione totale ammonta a circa 60mila euro, con 51.091 euro per “Le Iene” e 8.515 euro per la puntata di “Zona Bianca”.
Le immagini non aggiungono informazioni utili
Secondo il provvedimento del Garante, le immagini in questione non aggiungono informazioni utili alla narrazione dei fatti e non sono indispensabili per descrivere i modi particolari con cui si sono svolti i fatti o per qualificarne i protagonisti. «Nulla aggiunge alle notizie sulla vicenda, né risulta indispensabile a descrivere i modi particolari con cui si sono svolti i fatti o a qualificarne i protagonisti», si legge nel provvedimento. Inoltre, le immagini non conferiscono profili di originalità alle notizie, in quanto non si tratta di particolari “nuovi” rispetto a quanto già riportato abbondantemente in precedenza.
Violazione della dignità e della privacy
La diffusione delle immagini del corpo senza vita di Chiara Poggi è stata considerata una violazione della dignità della vittima e della sua famiglia, nonché un abuso del diritto di cronaca. «La visione dei particolari del corpo di Chiara Poggi non risulta giustificata sotto il profilo dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico», ha dichiarato Pasquale Stanzione, presidente del Garante. La pubblicazione delle immagini del sangue e del cadavere è stata ritenuta non proporzionata rispetto agli effetti pregiudizievoli che determina sul diritto al rispetto della dignità della vittima e della sua memoria.
Il Garante ha anche sottolineato che l’attenzione mediatica sul caso Garlasco è andata ben oltre l’esercizio del diritto e dovere di cronaca, degradando verso una «continua e morbosa spettacolarizzazione». Questo fenomeno, che si è ripetuto in più occasioni, ha portato il Garante a dover richiamare gli organi di informazione al doveroso rispetto della persona e della sua dignità.
Le famiglie della vittima denunciano violazioni. Le famiglie di Chiara Poggi, Giuseppe Poggi e Rita Preda, hanno presentato reclami contro le trasmissioni “Le Iene” e “Zona Bianca”, lamentando una violazione della disciplina in materia di privacy. Il primo reclamo riguardava la puntata de “Le Iene” del 30 marzo 2025, che mostrava immagini del corpo della vittima «imbrattata di copiose macchie di sangue». Il secondo reclamo era relativo alla puntata di “Zona Bianca” del 9 luglio 2025, che mostrava «una ferita e dei lividi» presenti su una gamba. In entrambi i casi, i legali lamentavano una violazione della dignità della vittima e del principio di essenzialità dell’informazione, entrambe riconosciute nel provvedimento.
Il caso di Chiara Poggi ha suscitato un dibattito. Il caso di Chiara Poggi ha suscitato un dibattito su come i media dovrebbero gestire le immagini di vittime di crimini, bilanciando il diritto di cronaca con il rispetto della dignità e della privacy. Il Garante ha sottolineato che la diffusione di tali immagini non è giustificata e che il sacrificio della dignità e della riservatezza richiesto non si giustifica alla luce dei benefici informativi che la proiezione di tali immagini ha apportato al dibattito pubblico e ai cittadini.
