Una legge restituisce memoria alle 446 vittime italiane dell’Arandora Star

L’Italia celebra una Giornata nazionale per ricordare i 446 italiani morti nel naufragio dell’Arandora Star nel 1940.

Il 10 ottobre 2026, l’Italia ha istituito una Giornata nazionale per ricordare i 446 italiani morti nel naufragio dell’Arandora Star nel 1940. A oltre ottant’anni dal disastro, la Repubblica ha riconosciuto ufficialmente una pagina poco conosciuta della storia dell’emigrazione italiana, con l’obiettivo di restituire dignità a una tragedia rimasta troppo a lungo ai margini della memoria pubblica. La legge 16 luglio 2026, n. 132, ha istituito il 11 ottobre come Giornata nazionale in memoria dei 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito per causa di guerra, periti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star, silurato da un’unità della Marina tedesca nell’Oceano Atlantico il 2 luglio 1940.

Una storia dimenticata, raccontata da un figlio

La testimonianza del figlio di un sopravvissuto, Julian Scola, ha reso visibile una tragedia che ha colpito una comunità italiana in esilio. Giorgio Enrico Scola, nato a Sanremo nel 1916, aveva vissuto in Inghilterra fin da bambino e studiava architettura a Reading quando, all’indomani della dichiarazione di guerra dell’Italia alla Gran Bretagna, fu arrestato come migliaia di altri connazionali classificati come “enemy aliens”. Tra loro c’erano commercianti, camerieri, artigiani, professionisti e rifugiati antifascisti. La misura colpì indistintamente uomini che da anni vivevano e lavoravano nel Regno Unito.

La nave Arandora Star, imbarcata con circa 1.500 internati italiani, tedeschi e austriaci, era diretta in Canada. Le condizioni a bordo erano difficili e la nave appariva a molti come una vera unità militare: era dipinta di grigio e presentava armamenti visibili. La mattina del 2 luglio, il sommergibile tedesco U-47 la colpì con un siluro al largo delle coste irlandesi. In pochi minuti si consumò il disastro. Morirono oltre 800 persone, tra cui 446 italiani, annegati insieme a tedeschi, rifugiati, membri dell’equipaggio britannico e guardie.

La tragedia dell’Arandora Star mostra l’insensatezza della guerra e la crudeltà di politiche che non vedono le persone come individui.

Un sopravvissuto e la sua lotta per la libertà

Giorgio Scola, pur essendo uno dei pochi sopravvissuti, non fu esente da sofferenze. Dopo il naufragio, fu costretto a salire su un’altra nave per affrontare un nuovo e pericoloso viaggio per mare, questa volta verso l’Australia. Rimase internato anche dopo la fine della guerra, trascorrendo cinque anni dietro il filo spinato, separato dalla madre e dai fratelli. “Avrebbe potuto morire e finì invece per trascorrere cinque anni della sua vita dietro il filo spinato”, racconta Julian Scola, il figlio del sopravvissuto.

La tragedia dell’Arandora Star ha lasciato un segno profondo nella vita di Giorgio Scola. Mio padre amava l’Inghilterra, vi tornò non appena gli fu possibile e nel 1953 divenne cittadino britannico. La guerra lo aveva separato da famiglia e amici, ma non aveva cancellato la sua passione per il paese che aveva adottato.

La guerra non ha mai distinto tra cittadini e stranieri, ma ha distrutto vite e relazioni.

La legge istitutiva della Giornata nazionale non è solo un atto di ricordo, ma un tentativo di restituire dignità a una storia rimasta troppo a lungo ai margini della memoria pubblica. L’obiettivo è anche riportare l’attenzione sul contributo delle comunità italiane emigrate all’estero. Tra le iniziative promosse, quella del 5 ottobre scorso alla Camera dei Deputati con la presentazione del volume di Francesco Morelli “Sulle tracce della nave Arandora Star”. Ma anche il docu-film “Arandora Star – 2 luglio 1940”, diretto da Danilo Caracciolo, che ricostruisce la vicenda dell’affondamento della nave e altre iniziative in città italiane, con le storie di persone che avevano costruito la propria vita in Gran Bretagna e che si trovarono improvvisamente travolte dagli eventi della guerra.