Il cervello psichedelico sembra caos, ma sotto c’è ordine

Nuovi studi svelano come le sostanze psichedeliche alterino l’organizzazione del cervello, rivelando un ordine nascosto.

Il cervello sotto l’effetto di sostanze psichedeliche sembra caos, ma sottostà a un ordine nascosto. Un team di ricercatori ha scoperto che, nonostante l’esperienza soggettiva di un’immersione nella realtà sembri essere disordinata, i dati neurologici rivelano una struttura organizzata. L’analisi di scansione cerebrale ha mostrato che, durante l’effetto psichedelico, le reti neurali si modificano in modo coerente, riducendo la separazione tra il sé e l’ambiente esterno. Questo stato, definito come “embeddedness”, potrebbe spiegare l’esperienza di connessione con il mondo esterno e con se stessi, un fenomeno che ha suscitato interesse nella ricerca scientifica.

Un ordine nascosto nel caos

Il team, guidato da Devon Stoliker, un neuroscienziato della Monash University, ha condotto uno studio che ha analizzato le attività cerebrali di 62 volontari sottoposti a psilocybin, una sostanza psichedelica presente in funghi. I ricercatori hanno utilizzato un’analisi avanzata con un modello di machine learning per comprendere come le reti neurali si organizzassero durante l’effetto psichedelico. I dati hanno rivelato che, nonostante l’esperienza sembrasse caotica, il cervello seguiva un pattern coerente, con una riduzione della separazione tra il sé e l’ambiente esterno.

La ricerca ha dimostrato che, durante l’effetto psichedelico, le reti neurali si modificano in modo organizzato, riducendo la separazione tra il sé e l’ambiente esterno. I ricercatori hanno osservato che, quando i partecipanti avevano gli occhi chiusi, le regioni sensoriali perdevano influenza, mentre quelle associative guadagnavano potere. Questo fenomeno, chiamato “embeddedness”, potrebbe spiegare l’esperienza di connessione con il mondo esterno e con se stessi. Inoltre, i dati hanno mostrato che le connessioni all’interno delle reti neurali si indebolivano, mentre quelle tra le reti si rafforzavano, indicando una maggiore integrazione tra le funzioni cerebrali.

Le implicazioni per la terapia

Stoliker ha sottolineato che i risultati potrebbero avere implicazioni significative per la terapia. Se il contesto, come la stanza, la playlist o le istruzioni, influisce in modo meccanico sull’organizzazione del cervello, allora potrebbe essere possibile ottimizzare queste variabili per migliorare i risultati terapeutici. Questo potrebbe aprire nuove strade per l’uso terapeutico delle sostanze psichedeliche. Tuttavia, i ricercatori riconoscono che ci sono ancora molte domande da rispondere. Ad esempio, non è chiaro come le variabili come la musica o le immagini dovrebbero essere regolate, né si sa se i risultati ottenuti con volontari sani potrebbero essere applicati a pazienti con disturbi psichiatrici.

Nonostante le incertezze, il team ha espresso ottimismo sul potenziale di queste scoperte per la comprensione del cervello e per l’uso terapeutico delle sostanze psichedeliche. La ricerca ha dimostrato che, nonostante l’esperienza sembri caotica, il cervello segue un ordine nascosto. Questo ordine potrebbe essere sfruttato per migliorare la salute mentale e la qualità della vita.

Il team ha anche osservato che, quando i partecipanti avevano gli occhi chiusi, l’attività cerebrale era molto diversa rispetto a quando guardavano un film. Tuttavia, sotto l’effetto psilocybin, questa differenza quasi scompariva. Questo risultato ha confermato che le sostanze psichedeliche alterano l’organizzazione del cervello in modo coerente, riducendo la separazione tra il sé e l’ambiente esterno. I ricercatori hanno anche notato che, quando i partecipanti avevano un’esperienza intensa, le loro attività cerebrali si organizzavano in modo più chiaro e distintivo, suggerendo che l’effetto psichedelico potrebbe influenzare la percezione e la costruzione della realtà.