La guerra non convenzionale tra Romeo e Occhiuto: il logorio dei leader
Due strategie simili per logorare i leader della Lega, tra tensioni interne e scontro per l’autonomia regionale.
La guerra non convenzionale tra Massimiliano Romeo e Roberto Occhiuto si fa sempre più intensa, con una strategia simile volta a logorare i leader principali della Lega, Antonio Tajani e Matteo Salvini. I due, rispettivamente capogruppo al Senato leghista e governatore della Calabria, hanno scelto una via diversa rispetto a un confronto diretto, preferendo il logorio alla spallata. Con un libro-autobiografia che hanno portato in giro per l’Italia – “Fare la Lega” e “Il coraggio di governare” – hanno sfruttato le presentazioni per contare chi siede in platea e lanciare frecciate ai propri leader. Questa strategia, però, non è solo un attacco, ma un tentativo di influenzare la direzione del partito da dentro, senza mettersi in gioco direttamente.
La guerra non convenzionale: logorio e scontro interno
Entrambi preferiscono il logorio alla spallata, una strategia che ha portato a una forma di guerra non convenzionale, in cui i leader principali si trovano a fronteggiare una pressione interna che non si esprime con candidature o mozioni, ma con una lenta ma costante azione di attrito. Romeo, con il suo libro, ha attaccato Forza Italia, definendola “ingiallita”, mentre Occhiuto ha criticato il movimento di Forza Italia, sottolineando come il dna del partito non sia tanto quello della consultazione popolare quanto dell’investitura carismatica. Questo atteggiamento ha reso più difficile per Tajani e Salvini mantenere il controllo, anche se entrambi si sono blindati sfruttando le regole interne del partito.
La fine della legislatura è un orizzonte più che auspicabile per tutti, anche se il punto di caduta non è facile da intuire. La guerra non convenzionale rischia di sfociare nel “tanto peggio, tanto meglio”, un approccio che non riempirebbe di certo le urne. La richiesta di un passo di lato per Salvini, con l’affiancamento di una squadra che rimetta il partito sul giusto binario di “prima il Nord”, è una sintesi di una situazione complessa.
Le intese sull’autonomia e il Congresso
La guerra non convenzionale si fa sentire anche nel contesto delle intese sull’autonomia delle regioni del Nord, approvate ieri dal Consiglio dei ministri. Le regioni Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria hanno già completato l’iter nei rispettivi Consigli, e le intese serviranno a Salvini come argomento per spendere con elettori e oppositori interni. Tuttavia, la fine della legislatura si profila come un orizzonte più che auspicabile per tutti, anche se il punto di caduta non è facile da intuire.
La guerra non convenzionale potrebbe portare a una svolta nel partito, ma non è mai senza rischi. Il “tanto peggio, tanto meglio” potrebbe diventare una realtà se non si troverà una via d’uscita. Anche per Occhiuto, l’ipotesi di una riforma del partito è una strategia per mantenere il controllo senza mettersi in gioco direttamente. Il tempo, però, è il vero ingrediente segreto, e entrambi sanno che il destino di un leader non si decide solo in un congresso, ma in una lenta e costante azione di attrito.
La Lega, in questo momento, vive una fase di tensioni interne, con due figure che si confrontano in una guerra non convenzionale, ma che potrebbe portare a una svolta nel partito. La fine della legislatura, sebbene non sia ancora vicina, sembra essere un orizzonte che tutti, dentro e fuori il partito, vorrebbero vedere arrivare. La guerra non convenzionale, però, non è mai senza rischi, e il “tanto peggio, tanto meglio” potrebbe diventare una realtà se non si troverà una via d’uscita.
