Nft, una bolla che ha ridimensionato il valore dei token digitali

Il mercato Nft ha visto un calo del 90% in alcuni casi, con il rischio di token inutilizzabili. Analisi su perdite e futuro del settore.

L’ascesa e il declino del mercato Nft sono diventati un esempio di come le bolle speculative possano ridimensionare il valore di beni digitali. Dopo un periodo di fervore, in cui opere digitali venivano vendute per milioni di dollari, oggi il settore mostra segni di crisi. L’intera collezione Bored Ape, che nel 2022 aveva un prezzo minimo d’ingresso di 128 ether (oltre 400 mila dollari), nel 2024 era scesa del 90%, e anche dopo un rimbalzo nella primavera 2026, il valore medio si attesta intorno ai 25 mila dollari, ben oltre il 90% sotto il massimo. Il calo non è un fenomeno isolato: il volume degli scambi mensili è sceso del 98% dal 2022 al 2026, con il mercato che si ridimensiona in modo drastico.

Un mercato in crisi e un futuro incerto

Il problema non risiede nella tecnologia, ma nel modo in cui è stata trasformata in una promessa di arricchimento facile. Molti investitori hanno visto il loro capitale ridursi drasticamente, con il rischio di possedere token digitali inutilizzabili. Proprio in questi giorni, Blur, che nel 2023 controllava oltre il 70% degli scambi di Nft su Ethereum, ha annunciato la chiusura della propria interfaccia web il 12 novembre. I suoi volumi mensili sono passati da circa 1,43 miliardi di dollari nel marzo 2023 a meno di 7 milioni nel marzo 2026, con un calo superiore al 99,5%. Un NFT, quando il marketplace chiude, rischia di essere un puntatore verso un file che nessuno vuole più.

Il mercato Nft, pur avendo applicazioni reali, non ha ancora dimostrato di essere in grado di sostenere un uso significativo, a differenza di altri settori tecnologici. La fotografia più impietosa riguarda però la qualità di ciò che resta. Già nel 2023 lo studio dappGambl analizzò 73.257 collezioni e ne trovò 69.795, circa il 95%, con capitalizzazione pari a zero; i detentori coinvolti sarebbero stati oltre 23 milioni. Uno studio successivo, rilanciato nel 2024 da NFTevening su dati NftScan, ha stimato che circa il 95% delle collezioni fosse di fatto “morto”: nessuno scambio, nessuna attività sui social, meno di venti vendite in una settimana.

Le alternative al mercato Nft

Se gli Nft possono essere considerati un buon investimento per alcuni speculatori, è altrettanto vero che esistono strumenti di investimento ben più affidabili. Al 5 ottobre 2026, l’indice azionario globale MSCI World segna un progresso di circa il 13% da inizio anno, mentre l’S&P 500 registra un aumento superiore al 14%. Mille dollari investiti nell’MSCI World a gennaio 2016 varrebbero oggi circa 3.800 dollari con i dividendi reinvestiti, un rendimento annuo composto del 13,4%. Sul versante obbligazionario, il Btp decennale rendeva il 4,61%, e l’ultima emissione a dieci anni di fine agosto, con scadenza 2036, è stata collocata a un rendimento lordo del 4,1%, pari a circa il 3,58% netto.

Questi strumenti hanno una differenza decisiva: dietro ci sono imprese che producono utili, o Stati che pagano cedole. Dietro un NFT speculativo c’è, spesso, solo la speranza di trovare qualcuno disposto a pagare di più. Il mercato Nft sopravvive, ridimensionato, proprio dove c’è un uso e non solo una scommessa.

Le bolle hanno una grammatica ricorrente: una narrazione affascinante, il timore di restare fuori, la convinzione che “stavolta è diverso”, prezzi che salgono perché salgono. Dal bulbo di tulipano alle dot-com, fino ai JPEG da milioni di dollari, l’impulsività è il carburante e la mancanza di conoscenza il combustibile. Il digitale è una frontiera affascinante e va esplorata, ma con tre accorgimenti elementari: capire che cosa si sta comprando e chi dovrebbe comprarlo da noi domani; non investire mai più di quanto ci si possa permettere di perdere; e diffidare di ogni promessa che sostituisca l’analisi con l’entusiasmo.