B&b a Napoli in lotta: ricorso al Tar contro norme di tutela residenziale
Cinque operatori B&b ricorrono al Tar contro norme di tutela residenziale a Napoli, contestate per essere ideologiche.
Quattro società di gestione B&b e case vacanze a Napoli hanno presentato un ricorso al Tar Campania contro la variante urbanistica approvata dal Comune per tutelare la residenzialità nel centro storico Unesco. L’obiettivo dei ricorrenti, tra cui Dimorra, CleanBnB, MyBnB, Boundless Housing e Wonderful Italy, è di contestare le norme come ideologiche e non proporzionate, mettendo in discussione l’impatto su nuove attività e investimenti. La decisione è stata presa dopo che il provvedimento è stato approvato a maggioranza il 15 settembre, nonostante tre astensioni tra i sostenitori del sindaco Gaetano Manfredi.
Norme di tutela residenziale contestate
La variante urbanistica introduce il principio delle soglie, richiedendo che almeno il 70% della superficie degli immobili mantenga la destinazione residenziale, mentre il restante 30% potrà essere utilizzato per altre funzioni, tra cui l’ospitalità. I ricorrenti sostengono che questa misura non sia proporzionata e rischi di ostacolare l’apertura di nuove attività, favorendo solo quelle già esistenti. Inoltre, contestano la mancanza di regole transitorie chiare per chi ha già iniziato investimenti o sottoscritto contratti prima dell’approvazione del provvedimento.
Contestazione dei dati e metodologie
I promotori del ricorso mettono in discussione anche i dati utilizzati dal Comune per valutare la saturazione dei quartieri. Secondo loro, le rilevazioni sulla popolazione residente non sono aggiornate e disomogenee, e potrebbero non riflettere la realtà reale. Inoltre, i dati sono stati confrontati con annunci pubblicati su piattaforme, strutture ricettive e unità immobiliari, senza considerare che un singolo appartamento possa apparire in più inserzioni. Questo, a loro avviso, distorce la misurazione della pressione degli affitti brevi.
La posizione di Mario Morra, referente regionale di Aigab Campania, è chiara: «Questa variante è una scelta ideologica. A Napoli ci sono circa 440 mila abitazioni e le locazioni brevi registrate sono appena l’1%, eppure su di loro si scarica tutto il peso della tutela della residenzialità». Morra sottolinea che una norma che incide su centinaia di imprese e famiglie deve poggiare su numeri solidi, non su un bersaglio politico. «Non chiediamo zero regole, chiediamo regole giuste», conclude.
Un confronto aperto ma con ricorso in atto
Le cinque società non chiudono la porta al dialogo con Palazzo San Giacomo, anche attraverso la commissione Urbanistica, ma chiedono modifiche sostanziali: dati verificabili, vincoli proporzionati e salvaguardia degli investimenti già effettuati per recuperare il patrimonio edilizio. La partita sulla regolamentazione degli affitti brevi si sposta così dal Consiglio comunale alle aule della giustizia amministrativa, con il ricorso che va avanti. Il dibattito tra Palazzo San Giacomo e gli operatori dell’accoglienza extralberghiera si intensifica, con le norme di tutela della residenzialità in centro storico diventando un tema centrale. L’obiettivo del Comune è contrastare lo spopolamento e tutelare il diritto all’abitare, ma i ricorrenti sostengono che le misure adottate non siano equilibrate e rischino di limitare l’espansione delle attività turistiche in modo eccessivo.
La decisione di ricorrere al Tar rappresenta un passo significativo per gli operatori del settore, che cercano di trovare un equilibrio tra tutela della residenzialità e sviluppo economico. Il caso di Napoli potrebbe diventare un precedente importante per altre città che affrontano la stessa sfida. La partita è aperta, ma il ricorso è in atto e potrebbe influenzare le politiche future del settore turistico in Italia.
