Tangles, un’animazione che racconta l’Alzheimer con ironia e sensibilità
Tangles, un film d’animazione che affronta l’Alzheimer con ironia e sensibilità, candidato all’Oscar.
“Tangles” è un film d’animazione che si distingue per la sua capacità di affrontare temi delicati come l’Alzheimer con una miscela di ironia, sensibilità e lucidità. Il film, in uscita in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, è stato distribuito in Italia da I Wonder Pictures e rappresenta l’opera prima di Leah Nelson. Tratto dal graphic novel autobiografico della canadese Sarah Leavitt, “Tangles: A Story About Alzheimer’s, My Mother, and Me”, il film è candidato all’Oscar 2027 per la categoria migliore film d’animazione. L’ipotesi di un successo al premio è supportata dal retroterra queer del racconto, che potrebbe non risultare troppo disturbante per l’Academy.
Un’esperienza di vita trasformata in animazione
“Tangles” racconta la vera esperienza di vita di Sarah Leavitt, grafica di stampa alternativa che ha visto la sua madre affrontare la malattia di Alzheimer. Il film, realizzato in animazione a mano in 2D, presenta una tecnica unica che riproduce la cinematografia, con quattro camere e obiettivi diversi, creando un effetto visivo che si avvicina al realismo. La storia si svolge tra San Francisco e la sonnolenta cittadina del Maine, con ambienti hipster e un’atmosfera di attivismo febbrile. La madre di Sarah, Midge, è un personaggio iconico, una donna invincibile che, con la sua saggezza, ha insegnato a sua figlia a essere coraggiosa.
La tecnica di animazione permette di rappresentare con immagini spiazzanti la perdita di coscienza e la materialità del dolore. L’animazione non è solo un mezzo di espressione, ma un modo per rendere visibile l’esperienza di chi vive la malattia. Il film è stato prodotto in coproduzione con nomi di peso come Seth Rogen, Bryan Cranston e Julia Louis-Dreyfus, che prestano la voce a personaggi chiave. La sfida di “Whalefall: Perdersi nelle viscere di una balena” è stata superata con successo, dimostrando come l’animazione possa essere un’intrusione disturbante ma necessaria nel mainstream.
Un viaggio tra emozioni e realismo
La storia si sviluppa attraverso un viaggio di studio a Oaxaca, in Messico, dove la famiglia di Sarah si reca per il Día de Los Muertos. Il padre, un antropologo, porta moglie, figlia e Donimo, la sua innamorata afroamericana, in vacanza. La madre, Midge, si smarrisce nella processione rituale, anticipando la diagnosi di Alzheimer. Il film mostra come la malattia non solo colpisce la mente, ma anche la vita quotidiana, con dettagli come le targhette di carta da incollare su oggetti e cassetti, il braccialetto con l’indirizzo di casa e il telefono di riferimento.
La tecnica di animazione permette di rendere visibile il dolore, ma anche di esorcizzarlo con un lato comico. La conclusione del film è un momento di condivisione e di speranza: la sorella di Sarah vuole sposarsi finché la madre può ancora essere tra di loro. L’apoteosi è una festa di nozze anticipata, in cui lo sposo intona “I’ll Stand by You” e porta Muriel a ballare al centro della pista. La scena è un momento di lutto e di gioia, con lucciconi senza retorica. Il film, con il suo approccio unico, offre una visione della malattia che non si limita al dolore, ma si estende alla resilienza e alla capacità di affrontare la vita con coraggio.
Il film è stato accolto in selezione ufficiale al Festival di Cannes 2026, tra gli Special Screenings, e ha già primeggiato nel mercato LGBTQ+ per via del subplot romance tra Sarah e Donimo. La storia non si limita a rappresentare la malattia, ma si concentra anche sulla relazione tra le persone e sulle loro scelte. L’animazione, con la sua capacità di esprimere emozioni e sintomi, diventa un veicolo privilegiato per condividere l’esperienza di chi vive la malattia. Il film è un esempio di come l’animazione possa affrontare temi complessi con sensibilità e ironia, senza mai cadere nel trionfalismo o nella retorica.
