Morto ammanettato a Bologna, applicato per la prima volta lo “scudo” agli agenti
La procura di Bologna applica il nuovo “scudo penale” per agenti e sanitari nel caso di Abderahim Fakir morto ammanettato. Coinvolti 6 operatori: 2 poliziotti e 4 sanitari.

La procura di Bologna ha applicato per la prima volta lo “scudo penale” previsto dal modello 45 bis per agenti e operatori, nel corso delle indagini sulla morte di Abderahim Fakir, deceduto ammanettato nel quartiere del Pilastro. Due poliziotti e quattro sanitari intervenuti sul posto sono stati iscritti in un apposito registro, secondo le nuove disposizioni normative introdotte per proteggere gli operatori di forze dell’ordine e personale medico durante lo svolgimento delle loro funzioni.
La decisione della procura bolognese rappresenta un momento cruciale nell’applicazione della normativa sullo “scudo”, uno strumento giuridico pensato per tutelare chi opera in situazioni critiche e potenzialmente rischiose. L’iscrizione nel procedimento avviene tramite il “Registro delle annotazioni preliminari”, come previsto dalle nuove regole che modificano i precedenti standard investigativi in casi analoghi.
Che cosa è lo “scudo” del modello 45 bis
Il modello 45 bis rappresenta un meccanismo normativo che introduce una forma di protezione penale per gli operatori che agiscono in contesti di emergenza o gestione di situazioni complesse. Questo strumento consente di registrare gli agenti e i sanitari coinvolti in un procedimento senza esporli immediatamente a ipotesi di reato, almeno nella fase iniziale delle indagini. La norma è stata introdotta per bilanciare la necessità di investigare su eventi critici con la salvaguardia di chi compie il proprio dovere in circostanze difficili.
L’applicazione dello scudo non significa automaticamente l’esclusione dalla responsabilità penale, bensì una gestione diversa del procedimento che distingue tra la fase di accertamento dei fatti e quella di individuazione di eventuali responsabilità. Nel caso bolognese, secondo ansa.it, gli operatori rimangono nella posizione di persone interessate alle indagini, ma godono di una tutela procedurale specifica.
Il caso di Abderahim Fakir al Pilastro
La morte di Abderahim Fakir nel quartiere del Pilastro a Bologna ha scatenato una serie di accertamenti che hanno condotto l’autorità giudiziaria a ricorrere a questa nuova procedura. Sei persone complessivamente risultano coinvolte negli accertamenti della procura bolognese: due agenti della polizia e quattro operatori del sistema sanitario che hanno partecipato all’intervento sul luogo. Come riferisce ilgiornale.it, le circostanze che hanno portato al decesso rimangono oggetto di una verifica attenta delle autorità.

L’iscrizione nel registro non rappresenta una conclusione rispetto alle responsabilità, bensì una classificazione amministrativa che consente alla procura di proseguire le investigazioni con questa nuova protezione normativa per gli operatori. Gli accertamenti restano in corso, e la magistratura sta valutando tutti gli elementi emersi durante l’intervento e le circostanze che hanno circondato il decesso.
La scelta della procura di Bologna di applicare il modello 45 bis segnala l’intenzione di procedere con attenzione alle dinamiche che hanno caratterizzato l’intervento al Pilastro. Le verifiche riguardano sia l’operato dei poliziotti sia le modalità di intervento del personale sanitario, in un quadro investigativo che considera la complessità della situazione in cui gli operatori si sono trovati a operare.
Implicazioni e prospettive della nuova norma
L’adozione del modello 45 bis nel caso bolognese rappresenta un precedente significativo per la pratica giudiziaria italiana in materia di responsabilità degli operatori pubblici. La procura continua a vagliare tutti i 6 coinvolti per ricostruire esattamente cosa sia accaduto, mantenendo la facoltà di modificare le posizioni processuali qualora emergeano elementi decisivi.
Questa prima applicazione della norma avrà probabilmente ripercussioni su come verranno gestiti casi analoghi in futuro, specialmente quando il decesso di una persona si verifichi in situazioni che coinvolgono sia le forze dell’ordine che il personale sanitario. Il quadro normativo più protettivo per gli operatori non esclude comunque il proseguimento delle investigazioni e la possibilità che vengano individuate responsabilità specifiche qualora gli accertamenti lo richiedessero.
