Iran minaccia rappresaglia: “Colpiremo infrastrutture Usa se attaccate ponti

Teheran risponde alle operazioni militari americane promettendo di colpire infrastrutture energetiche nella regione. Trump promette vendetta per i soldati uccisi. Tensioni al massimo tra Usa e Iran.

Sala riunioni con mappe geografiche, bandiere americana e iraniana, negoziatori intenti a discutere di strategia militare
Sala riunioni con mappe geografiche, bandiere americana e iraniana, negoziatori intenti a discutere di strategia militare

La tensione tra Stati Uniti e Iran raggiunge un nuovo picco, con entrambi i contendenti che formulano minacce dirette mentre proseguono gli attacchi incrociati. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avvertito tramite X che qualsiasi attacco americano a infrastrutture critiche comporterà una risposta militare mirata: se gli Usa colpissero un ponte o una centrale elettrica in Iran, Teheran risponderebbe colpendo infrastrutture e ponti nella regione, compresi gli impianti energetici in cui gli Stati Uniti hanno interessi. Intanto il presidente americano Trump continua a valutare un ampliamento dell’operazione militare, all’indomani della commemorazione di quattro soldati americani uccisi in Medioriente.

Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore e presidente del Parlamento iraniano, ha alzato ulteriormente il livello dello scontro, avvertendo che lo Stretto di Hormuz, una delle vie d’acqua più strategiche al mondo, non tornerà alle condizioni prebellicherà. Ghalibaf ha sottolineato che questa arteria marittima è diventata la principale leva e il principale deterrente di Teheran nei negoziati con Washington, segnalando l’intenzione di usare il controllo della rotta commerciale come strumento di pressione diplomatica e militare.

L’escalation degli attacchi e il monito iraniano

Secondo quanto riferito dal Centcom, l’undicesima ondata di attacchi americani ha colpito obiettivi critici della difesa iraniana: centri operativi militari, risorse navali, hangar per aerei, strutture di stoccaggio dei droni e infrastrutture logistiche militari. I bombardamenti hanno interessato un’ampia area geografica, includendo le zone di Teheran, Sirik, Bushehr (dove si trova una centrale nucleare), Tabriz, Kabudarahang e le province di Ilam e del Kurdistan, secondo quanto riportano i media iraniani.

In questo contesto di escalation, Ghalibaf ha lanciato un avvertimento diretto sulle conseguenze di un prolungamento del conflitto: o la guerra finisce oppure coinvolgerà l’intera regione. L’affermazione racchiude la preoccupazione iraniana che il conflitto bilaterale possa trasformarsi in uno scontro regionale su larga scala, con potenziali ricadute su numerosi attori geopolitici e civili.

Sala riunioni con mappe geografiche, bandiere americana e iraniana, negoziatori intenti a discutere di strategia militare, immagine di approfondimento

Trump e la posizione americana

Dal lato americano, Trump ha promesso una risposta ferma all’Iran, affermando che il paese pagherà un prezzo salato per l’uccisione dei soldati americani. Il presidente ha inoltre citato risultati di sondaggi per giustificare la linea dura, dichiarando che gli americani non vogliono prezzi elevati della benzina ma non sono contrari alla guerra. Trump ha assicurato che sulla questione iraniana il popolo americano è dalla sua parte, cercando di costruire un consenso interno per le operazioni militari in corso.

La dichiarazione del presidente riflette la consapevolezza che il conflitto con l’Iran comporta rischi economici legati ai prezzi energetici globali, visto il ruolo cruciale del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz nel mercato petrolifero mondiale. Tuttavia, Trump cerca di presentare l’escalation militare come necessaria e condivisa dalla popolazione americana.

Lo scontro tra Washington e Teheran rimane un equilibrio precario di minacce e contromminacce. Da un lato, gli Usa continuano a colpire infrastrutture militari iraniane; dall’altro, l’Iran minaccia di danneggiare strutture energetiche regionali e di limitare il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei colli di bottiglia geopolitici più rilevanti del pianeta. Entrambi gli attori sembrano consapevoli del rischio di una escalation incontrollata, ma continuano a inviare segnali di determinazione a non arretrare.