Tassateci di più: l’appello di 120 milionari britannici al premier Burnham
120 miliardari e milionari britannici chiedono al premier Burnham di aumentare le tasse sui grandi patrimoni. Tra i firmatari Gary Lineker e Brian Eno. Le proposte e le resistenze del governo.

Centoventi milionari britannici hanno lanciato un appello inusuale al premier Andy Burnham: aumentate le tasse su chi, come loro, possiede grandi patrimoni. Tra i firmatari figurano il celebre ex attaccante della nazionale Gary Lineker, storico volto del programma televisivo “Match of the Day”, e il musicista Brian Eno. L’iniziativa, coordinata dal movimento Patriotic Millionaires, rappresenta una posizione controcorrente nel dibattito contemporaneo sulla fiscalità, dove raramente sono i ricchi stessi a chiedere un prelievo maggiore sulle loro risorse.
La proposta e i numeri della riforma fiscale
L’appello dei 120 sottoscrittori non è generico, ma accompagnato da proposte concrete di tassazione patrimoniale che potrebbero generare decine di miliardi di sterline. L’ipotesi principale prevede un’imposta del 2 per cento sui patrimoni superiori a 10 milioni di sterline, che secondo le stime dello stesso gruppo potrebbe portare circa 24 miliardi di sterline all’anno nelle casse pubbliche. Un’analisi precedente aveva stimato che un prelievo sulle 350 famiglie più ricche del Paese, tra cui 156 miliardari, potrebbe generare fino a 15 miliardi di sterline.
I firmatari precisano che la loro richiesta non riguarda chi lavora quotidianamente per mantenersi, bensì chi trae reddito dal patrimonio che possiede. Si dichiarano orgogliosi di pagare le tasse e di restare a vivere nel Regno Unito proprio per questo motivo, sottolineando una visione della cittadinanza fiscale come elemento di responsabilità verso il Paese.
Secondo una ricerca commissionata dai Patriotic Millionaires e condotta da Survation, tre milionari su quattro sarebbero disposti a pagare più tasse per tutelare il sistema sociale, economico e culturale britannico. Questo dato contrasta con la percezione pubblica diffusa che vede i ricchi come generalmente contrari a qualunque aumento del loro carico fiscale.
Le posizioni a favore e i dubbi del governo
Gary Lineker, ripreso dalla testata The Independent, ha commentato l’iniziativa sottolineando che il Paese merita il sostegno di tutti e ha dichiarato di essere orgoglioso di schierarsi al fianco di chi nel Regno Unito vuole una società più equa. L’ex calciatore e conduttore ha evidenziato come contribuire attraverso le tasse faccia parte dell’identità britannica, ma oggi il peso fiscale graverebbe soprattutto sui cittadini comuni. Chi ha risorse maggiori, ha sostenuto, può contribuire in misura più significativa, ed è proprio quello che la maggioranza dei ricchi vorrebbe fare.

Posizione decisamente opposta quella del ministro del Commercio Jonathan Reynolds, che ha bollato l’idea come irragionevole. Reynolds ha sostenuto che il governo avesse già aumentato il contributo richiesto ai più ricchi attraverso altre strade, dalle tasse sui jet privati alle modifiche dell’imposta di successione, ritenendo quindi superfluo ricorrere a una tassa patrimoniale vera e propria.
Lo stesso Andy Burnham, prima di arrivare a Downing Street, aveva affrontato il tema in un’intervista proprio con Lineker. Non aveva escluso l’introduzione di una tassa patrimoniale, ma aveva anche precisato di non voler alimentare divisioni sociali né presentarsi come un leader intenzionato a colpire un gruppo specifico di cittadini. Un equilibrio difficile tra la necessità di risorse e il timore di scatenare conflitti politici sulla questione distributiva della ricchezza.
Il messaggio dei 120 firmatari rimane tuttavia semplice e diretto: aumentare le tasse sui grandi patrimoni è una scelta che il governo dovrebbe considerare seriamente. La loro iniziativa rappresenta un elemento raro nel dibattito odierno, dove sono spesso gli esclusi dai vantaggi economici a richiedere redistribuzione, mentre i privilegiati raramente si espongono pubblicamente per chiedere un onere maggiore su se stessi. Questo appello documenta una frattura all’interno della classe agiata britannica, tra chi ritiene che il sistema attuale sia insostenibile e chi preferisce mantenere lo status quo fiscale.
