Assalto al portavalori con 30 chili d’oro: 11 arresti nella operazione antimafia
Cagliari, la Polizia arresta 11 persone che stavano organizzando un assalto a un furgone portavalori con lingotti d’oro. L’indagine della DDA ha documentato sopralluoghi e comunicazioni riservate.

Undici persone sono state arrestate a Cagliari dalla Polizia di Stato al termine di un’attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso il Tribunale di Cagliari. L’accusa è quella di organizzare un assalto a un furgone portavalori incaricato del trasporto di lingotti d’oro. Secondo quanto accertato dagli investigatori, il gruppo criminale aveva raggiunto una fase operativa ormai prossima all’esecuzione, con tanto di piani logistici già predisposti per occultare i mezzi che sarebbero stati utilizzati e per preparare basi strategiche nei pressi dei luoghi scelti per compiere il colpo.
L’intervento è avvenuto nella mattinata odierna, quando la Polizia di Stato ha dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Giudice per l’Indagini Preliminari. Il furgone preso di mira avrebbe dovuto trasportare 30 chili di lingotti d’oro, secondo quanto emerge dalle indagini coordinate dalla procura antimafia del capoluogo sardo.
Il piano criminale e le evidenze investigative
Le indagini hanno documentato una serie di attività che delineano la struttura del progetto criminale. Gli investigatori hanno accertato numerosi sopralluoghi effettuati dai componenti del gruppo lungo i percorsi abitualmente utilizzati dal portavalori. Parallelamente, sono stati sottoposti a monitoraggio i servizi di osservazione organizzati dai sospetti, nonché le comunicazioni riservate scambiate tra gli appartenenti al gruppo attraverso chat dedicate. Come riferisce Secolo d’Italia, tali elementi hanno costruito un quadro probatorio ritenuto gravemente indiziario nei confronti degli undici indagati.
Il gruppo aveva individuato come primo obiettivo un furgone che settimanalmente trasporta lingotti d’oro e d’argento da uno stabilimento produttivo situato nel comune di San Gavino verso il caveau di un istituto di vigilanza ubicato nella provincia di Arezzo. Secondo le ipotesi formulate dagli investigatori, gli organizzatori avevano già avviato contatti con soggetti ritenuti di elevata caratura criminale, considerati idonei a formare il cosiddetto “gruppo di fuoco”, il nucleo incaricato dell’esecuzione materiale dell’assalto.
L’evoluzione della strategia criminale e il contesto operativo
Nelle fasi più recenti dell’indagine, gli investigatori hanno rilevato un’evoluzione della strategia criminale. Emerge infatti la possibilità che il gruppo avesse considerato l’ipotesi di colpire direttamente il caveau nel quale i preziosi sono conservati, una struttura vigilata da guardie particolari giurate e in grado di contenere quantitativi di metalli preziosi significativamente superiori a quelli trasportati dal singolo furgone. Un’operazione di questa natura comporterebbe una notevole complessità logistica e operativa, elemento che sottolinea come il gruppo fosse disposto ad affrontare sfide di rilievo per realizzare il proprio proposito.
La dettagliata preparazione logistica rinvenuta dagli investigatori costituisce uno dei profili più significativi dell’intera operazione. Il gruppo aveva già identificato e selezionato siti sicuri destinati all’occultamento dei veicoli di provenienza furtiva che sarebbero stati utilizzati durante l’azione, oltre a individuare e predisporre basi logistiche situate nei pressi dei luoghi prescelti per consumare l’assalto. Questi elementi hanno permesso alla Procura antimafia di ritenere che il progetto fosse ormai giunto a uno stadio esecutivo altamente pericoloso, richiedendo quindi l’intervento immediato.
L’inchiesta rappresenta uno dei filoni investigativi sviluppati nell’ambito di una più ampia attività della Polizia di Stato finalizzata al contrasto del fenomeno degli assalti ai furgoni portavalori operanti in Sardegna, un reato che negli ultimi anni ha rappresentato una priorità per le forze dell’ordine locali e nazionali. L’operazione odierna dimostra come il coordinamento tra gli uffici giudiziari antimafia e le strutture investigative della Polizia permetta di intercettare progetti criminali anche in fasi avanzate di preparazione, evitando così il compimento di reati che comporterebbero gravi conseguenze per l’ordine e la sicurezza pubblica.
