Una raffineria russa in Irlanda scommette sulle sanzioni europee

Una raffineria russa in Irlanda scommette sulle sanzioni europee, esportando allumina verso la Russia nonostante le restrizioni.

Una raffineria irlandese controllata da un gruppo russo esporta allumina verso la Russia, mettendo alla prova le sanzioni europee
Una raffineria irlandese controllata da un gruppo russo esporta allumina verso la Russia, mettendo alla prova le sanzioni europee

Una raffineria russa in Irlanda scommette sulle sanzioni europee

La raffineria Aughinish Alumina, situata sull’estuario dello Shannon in Irlanda, è controllata dal gruppo russo Rusal, legato all’oligarca Oleg Deripaska, sanzionato dall’Unione europea. La struttura, che produce allumina da bauxite importata, invia oltre metà della sua produzione alle fonderie siberiane russe. Questo flusso, che ha visto un aumento del 23% rispetto al 2022, mette alla prova le sanzioni europee, che vietano l’ingresso dell’alluminio russo nell’Unione ma permettono l’esportazione verso Mosca di materie prime lavorate. La decisione di Bruxelles potrebbe influenzare la sicurezza energetica e industriale dell’Europa. L’Unione deve decidere se interrompere i flussi di allumina verso la Russia, riducendo una potenziale risorsa per l’apparato militare russo, o preservare una capacità produttiva cruciale per le industrie europee. La raffineria, che occupa circa 450 persone direttamente e supporta centinaia di posti di lavoro indirettamente, è un pilastro economico per la contea di Limerick.

Un circuito di esportazione che alimenta il sistema industriale russo

Le esportazioni russe di allumina da parte di Aughinish hanno visto un incremento del 23% rispetto al 2022, anno dell’invasione ucraina. Centinaia di migliaia di tonnellate di allumina prodotta in Irlanda sono arrivate a Krasnoyarsk e Bratsk, due fonderie siberiane di Rusal. Da lì, parte del materiale è stato destinato a ASK, un intermediario moscovita che rifornisce aziende russe sottoposte a sanzioni per il loro ruolo nell’apparato militare. Tra i clienti di ASK compaiono imprese collegate alla produzione di missili balistici, carri armati e componenti per aerei Sukhoi.

Le prove raccolte da inchieste internazionali indicano un circuito di esportazione che alimenta l’economia militare russa. Tuttavia, il ministero delle Imprese irlandese non ha trovato prove sufficienti per concludere che l’allumina prodotta da Aughinish sia utilizzata da produttori militari. L’azienda stessa ha negato qualsiasi influenza diretta dell’oligarca Deripaska sulle sue attività quotidiane, sostenendo che il metallo prodotto in Irlanda venga esportato solo al mercato civile.

Un dilemma tra sicurezza nazionale e economia europea

L’Unione europea si trova di fronte a un dilemma complesso: interrompere i flussi di allumina verso la Russia potrebbe ridurre una risorsa per l’apparato militare russo, ma minacciarebbe gli approvvigionamenti continentali e i progetti UE sulle materie strategiche. L’Irlanda, che ha contribuito in modo decisivo all’intesa per evitare la chiusura della raffineria, si oppone a una misura immediata, temendo che le fonderie francesi e svedesi dipendenti da Aughinish possano ridurre la produzione.

La decisione richiede l’unanimità dei ventisette governi e potrebbe avere conseguenze ambientali e economiche significative. L’Estonia e gli altri governi baltici, tra i più decisi sostenitori di Kiev, chiedono di vietare le esportazioni di allumina verso la Russia e trasferire la produzione a compratori europei. Tuttavia, la raffineria ha già iniziato a sviluppare un sistema di tracciabilità, che prevede l’intervento di una società internazionale indipendente per seguire l’allumina dall’Irlanda alle fonderie russe.

  • La raffineria produce circa due milioni di tonnellate di allumina all’anno.
  • Le esportazioni russe sono cresciute del 23% rispetto al 2022.
  • La decisione richiede l’unanimità dei ventisette governi dell’Unione europea.

Un’alternativa per salvaguardare l’occupazione e l’industria

L’Irlanda ha sottolineato che una chiusura immediata potrebbe lasciare allo Stato un problema ambientale considerevole. La raffinazione della bauxite produce fango rosso, un residuo fortemente alcalino accumulato in grandi bacini vicino allo Shannon. Aughinish ha chiesto di ampliare di otto milioni di metri cubi l’area di deposito per continuare a operare fino al 2039. Tuttavia, nel giugno 2026 l’Alta corte ha annullato l’autorizzazione e imposto una nuova valutazione del progetto. La nazionalizzazione, evocata come possibile via d’uscita, trasferirebbe allo Stato non solo una capacità industriale strategica, ma anche gli obblighi ambientali e i futuri costi di bonifica. L’Unione europea, che mira a lavorare all’interno dell’Unione il 40% delle materie prime strategiche consumate entro il 2030, ha finora seguito una linea prudente, evitando decisioni definitive prima della rip