Italia chiede 14,9 miliardi dal fondo SAFE: condizioni e finalità del finanziamento

L’Italia chiede 14,9 miliardi dal fondo SAFE per finanziare il riarmo, con condizioni e clausole specifiche.

L'Italia chiede 14,9 miliardi dal fondo SAFE per finanziare il riarmo, con condizioni e clausole specifiche
L’Italia chiede 14,9 miliardi dal fondo SAFE per finanziare il riarmo, con condizioni e clausole specifiche

Italia chiede 14,9 miliardi dal fondo SAFE

L’Italia ha chiesto l’accesso al fondo SAFE per 14,9 miliardi di euro, un importo che rappresenta un passo significativo nel contesto del riarmo europeo. La decisione, annunciata a sorpresa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, è stata resa nota in un contesto di tensioni geopolitiche e di crescente richiesta di autonomia militare da parte degli Stati membri dell’Unione Europea. La richiesta, tuttavia, non implica che l’intera somma sarà utilizzata nel 2027, poiché si prevede che l’importo effettivamente investito sarà inferiore a quello prenotato. La decisione arriverà verso la fine dell’anno, ha reso noto il governo.

Condizioni e clausole del fondo SAFE

Il fondo SAFE, istituito nel 2025, è un meccanismo di finanziamento a lungo termine che permette agli Stati membri di richiedere prestiti rimborsabili in 45 anni, con possibilità di estensione per ulteriori 10 anni. I tassi di interesse sono determinati dalle emissioni dei bond UE, che risultano leggermente superiori a quelle tedesche ma inferiori rispetto a quelle di Francia, Italia e Spagna. La clausola del “Buy European” richiede che almeno il 65% del costo dei progetti finanziati provenga da beni e servizi prodotti nell’UE o nei Paesi dello Spazio Economico Europeo, inclusa l’Ucraina. Questa misura mira a evitare che l’aumento delle spese militari si traduca in un incremento delle importazioni dagli Stati Uniti.

La richiesta di 14,9 miliardi è un passo per raggiungere l’obiettivo del 3% di deficit entro l’anno. L’Italia ha centrato l’obiettivo del 2% di spesa militare nel 2025, ma si è trattato soltanto di uno spostamento di voci di spesa all’interno del bilancio statale. La decisione di richiedere i 14,9 miliardi potrebbe rappresentare un ulteriore passo per raggiungere l’obiettivo del 3% di deficit entro l’anno, un traguardo che permetterebbe all’Italia di uscire dalla procedura d’infrazione dell’UE e di disporre di maggiore autonomia per finanziare il riarmo.

La decisione ha suscitato reazioni contrastanti all’interno del panorama politico italiano. Il Partito Democratico è grosso modo favorevole, ma la segretaria Elly Schlein si mostra tiepida, temendo una sbandata anti-UE. Al contrario, la Lega, guidata da Matteo Borghi, ha espresso scetticismo, intravedendo una corsa al riarmo in funzione anti-russa. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha definito la decisione “non politica”, sottolineando che si tratta di una scelta tecnica per aumentare la spesa militare senza emettere ulteriori titoli di stato e pagando interessi minori. La decisione politica, ha spiegato, arriverà dopo l’estate, con la fissazione dello “scostamento di bilancio” per finanziare il riarmo.

Il fondo SAFE è un’alternativa per ridurre i costi e aumentare l’autonomia finanziaria. Il fondo SAFE è stato istituito per aumentare le spese militari e contribuire a centrare l’obiettivo NATO del 5% rispetto al Pil. Finanzia progetti preferibilmente in cooperazione tra almeno due Paesi UE, ma con la possibilità di appalti comuni con Albania, Canada, Corea del Sud, Giappone, India, Macedonia del Nord, Moldavia, Norvegia e Regno Unito, previo via libera dell’Europarlamento. La decisione di richiedere i 14,9 miliardi potrebbe rappresentare un’alternativa per ridurre i costi e aumentare l’autonomia finanziaria, evitando di emettere ulteriori titoli di stato e pagando interessi minori.