Emilia-Romagna: 43 mila imprese a rischio insolvenza, Reggio Emilia più colpita

In Emilia-Romagna oltre 43 mila imprese sono a rischio insolvenza, con Reggio Emilia che registra il picco a 12%.

Emilia-Romagna, 43 mila imprese a rischio insolvenza, Reggio Emilia più colpita
Emilia-Romagna, 43 mila imprese a rischio insolvenza, Reggio Emilia più colpita

La regione Emilia-Romagna registra oltre 43 mila imprese a rischio insolvenza, con un picco a Reggio Emilia, dove il 12% delle aziende è esposto a un’insolvenza nei prossimi 12 mesi. Il dato emerge dall’osservatorio Business Scan 2026 sviluppato da Sevendata, che analizza lo stato di salute del tessuto imprenditoriale italiano. La regione si colloca tra le sette regioni meno esposte al rischio, con un tasso di insolvenza del 10,5%, inferiore alla media nazionale del 12,1%. La situazione, pur positiva rispetto al resto del Paese, segnala un aumento del 0,9 punti percentuali rispetto al 2025, a fronte di una crescita media nazionale dell’1%.

Settori a rischio: commercio, costruzioni e agricoltura

Il settore con il numero più elevato di imprese a rischio è il commercio, che rappresenta il 20,7% del totale regionale, seguito da costruzioni (16,4%) e agricoltura e pesca (11,7%). Al contrario, le attività legate a agricoltura e pesca mostrano un rischio inferiore, con un tasso di insolvenza del 2,8%, mentre quelle finanziarie e assicurative si attestano al 4,6%. La variazione annuale delle imprese attive in Emilia-Romagna è pari a -1,0%, leggermente superiore alla media italiana (-0,8%), che registra un saldo negativo.

Reggio Emilia e Ferrara: due facce della stessa moneta

La provincia di Reggio Emilia si distingue per il tasso di rischio più elevato, con il 12% delle imprese a rischio insolvenza, pari a 6.060 aziende. Al contrario, Ferrara registra il livello più basso, con un tasso del 9,1% e 2.677 imprese a rischio. La variazione annuale del numero di imprese attive in regione è di -1,0%, con un saldo negativo tra nuove imprese e cessazioni. Il tasso di natalità si attesta al 5,4%, mentre la mortalità al 6,6%, con un saldo negativo di -1,2 punti percentuali.

La resilienza del tessuto imprenditoriale emiliano-romagnese appare sostanzialmente stabile, con un survival rate del 92,4% per le imprese nate nel 2024 e ancora attive nel 2026. Tuttavia, alcuni indicatori segnalano un aumento della quota di imprese a rischio e un contesto economico sempre più incerto, che mette a prova la capacità delle aziende di mantenere equilibrio finanziario e competitività.

Un quadro complesso: dati e prospettive

La regione Emilia-Romagna, pur mostrando una solidità superiore alla media nazionale, deve fare i conti con un incremento del rischio insolvenza e con un saldo demografico negativo tra nuove imprese e cessazioni. L’analisi settoriale evidenzia differenze significative: le attività estrattive in cava, i fornitori di energia, le attività immobiliari e le costruzioni registrano i tassi più elevati di rischio, rispettivamente del 38,4%, 22,0%, 16,2% e 14,3%. Al contrario, le attività legate a agricoltura e pesca e a finanza e assicurazione mostrano un rischio inferiore.

La variazione annuale delle imprese attive in Emilia-Romagna è di -1,0%, con un andamento più favorevole a Rimini (+0,3%) e una contrazione più marcata a Piacenza (-3,2%). L’osservatorio Sevendata sottolinea che la regione continua a distinguersi per la qualità e la diversificazione della propria base produttiva, con un forte peso del commercio, delle costruzioni e dell’agricoltura. Tuttavia, la crescita del rischio insolvenza e la dinamica demografica negativa richiedono attenzione e misure mirate per preservare la tenuta del tessuto imprenditoriale.