Dialogo e identità: il pensiero di Toni Brandi sulle Tavole di Assisi
Toni Brandi, leader di Pro Vita e Famiglia, parla del dialogo e della difesa dei valori cristiani.

Il leader di Pro Vita e Famiglia, Toni Brandi, ha espresso durante un’intervista il suo pensiero sulle Tavole di Assisi, una manifestazione cattolica e identitaria che si terrà a Assisi nel fine settimana del 5 e 6 settembre 2026. Brandi ha sottolineato che il dialogo non deve portare alla perdita dell’identità e dei principi non negoziabili, come la vita, la famiglia naturale e la libertà educativa. Secondo il leader, il realismo cristiano è stato sostituito da un’illusione dell’Io assoluto, riducendo l’essere umano a merce del progressismo. La sua partecipazione alle Tavole di Assisi è vista come un dovere di militanza, un impegno per ricostruire una società basata su valori tradizionali e etici.
La difesa dei principi non negoziabili
Brandi ha sottolineato che la storia del cristianesimo è stata fecondata dal sangue di milioni di martiri che non hanno piegato la testa davanti ai tiranni o alle ideologie del loro tempo. Secondo lui, la Chiesa non dialoga per conformarsi al mondo, ma per convertirlo. «Noi cristiani dobbiamo amare il prossimo e confrontarci con tutti, ma sempre avendo come unico faro la Verità, che per sua natura non è negoziabile», ha affermato. La sua partecipazione alle Tavole di Assisi, la quarta edizione, è vista come un impegno per difendere i valori della famiglia, della vita e della libertà educativa, che, a suo avviso, sono i pilastri di una società giusta.
Brandi ha anche parlato del suo intervento, in cui affronterà l’albero genealogico del disastro contemporaneo, svelando il legame tra lo spirito del tempo e la distruzione della famiglia naturale. «Dobbiamo anche riscoprire i giganti del cattolicesimo sociale, come Toniolo, von Ketteler e Francesco Vito, per rimettere l’etica, la persona e il bene comune al centro della società», ha concluso. La sua visione è chiara: il dialogo non deve portare alla perdita dell’identità, ma deve essere un mezzo per difendere i valori cristiani e tradizionali.
La critica all’Illuminismo e alla modernità
Brandi ha criticato l’Illuminismo e la modernità, sostenendo che l’errore primordiale fu spodestare il realismo cristiano per mettere al centro il dogma antropocentrico dell’Io assoluto. Secondo lui, questa visione ha portato a una pretesa totalitaria che la natura debba piegarsi all’ideologia e alla tecnica. «Il risultato non è la libertà, ma la prigione di un uomo solo, atomizzato, sacrificabile sull’altare dei mercati globali», ha sottolineato. L’interesse per il tema degli «errori dell’Illuminismo e i falsi dogmi della modernità» è legato alla sua volontà di svelare il legame tra lo spirito del tempo e la distruzione della famiglia naturale, un tema che rientra nel suo intervento durante la seconda tavola.
Brandi ha anche parlato della generazione giovane, sottolineando che i giovani sono innocenti e che la colpa ricade sugli adulti che consegnano loro uno smartphone in età precocissima, rinunciando ad educarli e a trasmettere valori e modelli culturali solidi. «I ragazzi pagano il prezzo più alto: depressione, suicidi e disturbi psichici sono in spaventoso aumento», ha affermato. Per lui, è necessario ricostruire comunità solide e solidali in cui farli crescere, riavvicinarli alla fede e proteggerli dalla dipendenza tossica dal Web, per non parlare delle droghe. «Dobbiamo restituire loro un tempo libero sano, fatto di sport, letture, relazioni reali e giochi veri», ha concluso.
