H.Essers, i Verdi chiedono di fermare l’ampliamento: 20 ettari di suolo agricolo a rischio

I Verdi chiedono di fermare l’ampliamento di H.Essers a Fidenza, che richiederebbe 20 ettari di suolo agricolo per un deposito chimico.

Un gruppo di attivisti e rappresentanti dei Verdi a Fidenza protestano contro l’ampliamento di un deposito chimico che richiederebbe l’uso di 20 ettari di suolo agricolo
Un gruppo di attivisti e rappresentanti dei Verdi a Fidenza protestano contro l’ampliamento di un deposito chimico che richiederebbe l’uso di 20 ettari di suolo agricolo

Un progetto di grandi dimensioni a rischio

I Verdi di Fidenza hanno lanciato un monito per fermare l’ampliamento del polo logistico H.Essers, che prevede la trasformazione di 199.930 metri quadrati di suolo agricolo e verde in un deposito logistico per la chimica. Il progetto, che richiederebbe l’uso di circa 20 ettari di terreno, è stato definito “sbagliato” da Paolo Burani, consigliere regionale di AVS e presidente della Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità. L’impatto ambientale e sociale del progetto è stato sottolineato come un rischio non trascurabile per la comunità locale. Il progetto prevede la costruzione di un mega fabbricato di oltre 82 mila metri quadrati, 80 baie di carico, piazzali, parcheggi, nuova viabilità e l’allargamento della SP12. L’intero progetto è in fase di approvazione attraverso una variante urbanistica in deroga, mentre il nuovo Piano urbanistico generale di Fidenza non è ancora stato approvato.

La trasformazione di 199.930 metri quadrati di verde e produttiva campagna in un deposito chimico rappresenta un consumo di suolo di enorme portata. Il presidente Burani ha sottolineato che la superficie interessata è equivalente a circa trenta campi da calcio, con conseguenze significative per l’ambiente, il traffico e le emissioni. La questione è ulteriormente aggravata dal fatto che l’area in questione è situata in un’area di interesse ambientale, incluso il Sito della Rete Natura 2000.

Un’area a rischio per la salute e l’ambiente

Secondo i documenti depositati, il progetto prevede la stoccaggio di sostanze chimiche pericolose, tra cui acetone, toluene, metanolo e GPL. Queste sostanze sono classificate come pericolose e possono causare danni significativi alla salute e all’ambiente. I dati tecnici indicano scenari di incidente rilevanti, come incendi, esplosioni e rilasci tossici, con conseguenze potenzialmente gravi per la popolazione e per l’ecosistema circostante. La questione è ulteriormente aggravata dal fatto che l’area in questione è situata in un’area di interesse ambientale, incluso il Sito della Rete Natura 2000.

La presenza di sostanze pericolose e scenari di incidente rilevanti rende il progetto particolarmente sensibile. I rappresentanti dei Verdi hanno sottolineato che l’area è già stata colpita dall’eredità della chimica industriale, con la bonifica dell’area ex CIP ed ex Carbochimica ancora in corso e decine di milioni di euro sostenuti dalla collettività. Riproporre oggi un mega deposito chimico senza la massima trasparenza sarebbe politicamente irresponsabile. La questione più preoccupante riguarda la reale destinazione dell’impianto. Negli elaborati depositati si parla di acetone, toluene, metanolo, trietilammina, alcool etilico, propanolo, ragia minerale e GPL. Dai documenti sono dichiarate le classi di pericolo H3 (sostanze che danneggiano organi con una sola esposizione) e P5c (liquidi infiammabili). Sono inoltre considerati scenari come incendi, esplosioni e rilasci tossici, con aree di danno che, secondo la documentazione tecnica, possono estendersi per centinaia di metri e si dichiarano scenari ancor più gravosi ma non vengono pubblicati.

La procedura seguita finora non sembra aver incluso una valutazione completa dell’impatto ambientale. Inoltre, non è stata effettuata una verifica formale di assoggettabilità a VIA, un requisito fondamentale per tali tipi di progetti. I Verdi hanno espresso preoccupazione per l’iter ambientale del progetto, che non sembra aver rispettato le normative vigenti. In particolare, il progetto è considerato un “progetto cumulativo” e, come previsto da direttive europee e leggi nazionali, deve essere valutato cumulativamente ai fini ambientali. Tuttavia, la procedura seguita finora non sembra aver incluso una valutazione completa della sua impatto ambientale.

La mancanza di una valutazione completa e trasparente dell’impatto ambientale rappresenta un grave problema. I rappresentanti dei Verdi hanno chiesto a tutti gli enti preposti di verificare puntualmente la correttezza dell’iter e l’applicazione della disciplina VIA e Seveso. Fino a quando non saranno chiariti tutti questi elementi, il procedimento deve essere sospeso. La loro valutazione politica è netta: consumare venti ettari di pregiata campagna per realizzare un nuovo gigantesco polo della logistica chimica è una scelta sbagliata per Fidenza e per l’Emilia-Romagna.