L’Intelligenza Artificiale non è più un traino universale, ma un filtro per gli investitori
Mercati e investimenti in Intelligenza Artificiale: un cambiamento di prospettiva che mette in discussione le aspettazioni.

Il recente calo dei mercati indica un cambiamento nell’atteggiamento degli investitori nei confronti dell’Intelligenza Artificiale. L’AI, una volta vista come un traino universale per il settore tecnologico, sta ora essere considerata come uno strumento di selezione, in grado di premiare gli investimenti con percorsi più chiari e penalizzare quelle aziende che hanno speso senza una strategia precisa. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che il settore tecnologico, un tempo sostenuto da un modello asset-light, si è trasformato in un settore asset-heavy, dove le alternative cinesi sono molto più economiche e competitive.
Un settore in evoluzione e in crisi
Le aziende che investono in soluzioni personalizzate con l’IA, invece di acquistare licenze, stanno affrontando un periodo di attesa per i ricavi. Questi si concretizzeranno solo in un secondo momento, e molti investitori sono abituati a guardare ai rapporti prezzo/utili futuri, basati su previsioni di profitto per i prossimi 12 mesi. Tuttavia, il periodo sembra un’eternità, poiché le aziende devono ancora dimostrare la redditività dei loro investimenti.
Il recente crollo del settore del software e di quasi tutti gli altri settori legati all’IA ha messo in discussione la sostenibilità di alcuni investimenti. Il Market Outlook di BlackRock ha sottolineato che le aziende con clienti fedeli, dati proprietari e prodotti a valore aggiunto potrebbero diventare più forti grazie agli strumenti di IA. Tuttavia, il calo dei mercati indica un atteggiamento in cambiamento da parte degli investitori. La situazione è simile a quella che seguì il boom delle dot-com alla fine degli anni ’90, con un passaggio di leadership dal settore tecnologico a una fascia più ampia del mercato.
Le capacità dell’IA sono migliorate a passi da gigante, ma gli investitori temono che possa sostituire ampi settori dell’industria tecnologica e di altri settori. Ciò ha portato a intense ondate di vendite tra le società di Software as a Service, i fornitori di servizi logistici, le aziende di informazioni legali e commerciali e persino nel settore immobiliare. Il problema è che il cambiamento è così rapido che le stime sugli utili di molte di queste società sembrano un bersaglio mobile. Ciò sta facendo scendere le valutazioni, poiché l’IA sta ridefinendo il prezzo del futuro.
Un’iper-concorrenza che modifica le regole
Le aziende tecnologiche, pur investendo miliardi, devono affrontare un ritorno relativamente modesto. Da mesi gli investitori sono preoccupati per la spesa in conto capitale delle grandi aziende tecnologiche, dato che i miliardi che le principali società si sono impegnate a investire sono una cifra troppo elevata da finanziare senza ricorrere al debito. La situazione è ancora più preoccupante se si considera che il settore tecnologico, un tempo sostenuto da un modello asset-light, si è ora trasformato in un settore asset-heavy, che deve confrontarsi con una miriade di alternative cinesi molto più economiche.
Non si tratta di una bolla dell’IA, ma di una spirale deflazionistica, a causa dell’iper-concorrenza che potrebbe aumentare drammaticamente il tasso di obsolescenza di molti prodotti e tecnologie. Il recente calo del settore del software e di quasi tutti gli altri che Claude Opus 4.6 di Anthropic – l’azienda guidata da Dario Amodei – può impattare, ha messo in evidenza la fragilità di alcuni titoli. Tra i colpiti ci sono Thomson Reuters, PayPal Holdings, Verisk Analytics, Oracle, S&P Global e Booking Holdings, con il settore dell’informatica che ha registrato un calo superiore al 2%.
