Alcune lettere non compaiono mai sulle targhe: ecco quali e perché
Alcune lettere non compaiono mai sulle targhe automobilistiche: I, O, Q e U. Perché?

Alcune lettere non compaiono mai sulle targhe automobilistiche, e non si tratta di un errore o di una scelta casuale. I simboli I, O, Q e U sono esclusi dal sistema di immatricolazione italiano, un’idea nata negli anni Novanta e ancora in uso. Questa regola, che riguarda tutte le targhe ordinarie di auto e moto, è il risultato di una scelta precisa volta a ridurre al minimo le possibilità di confusione tra lettere e numeri, sia per chi osserva a occhio nudo, sia per i sistemi elettronici di controllo come ZTL, Tutor e autovelox.
Perché non compaiono I, O, Q e U?
La logica dietro l’esclusione di queste quattro lettere è grafica e pratica. La I maiuscola, ad esempio, è spesso confusa con il numero 1, un problema che può portare a errori di lettura, soprattutto in situazioni di urgenza o in condizioni di visibilità ridotta. L’O, invece, è facilmente confondibile con lo zero, mentre la Q, con il suo tratto in basso, rischia di scomparire in immagini sfocate o in fotografia. La U, infine, è simile alla V, creando ambiguità in combinazioni comuni. Tutte queste lettere sono state eliminate per garantire un sistema più chiaro e affidabile, riducendo il rischio di multe errate o problemi con i sistemi di riconoscimento automatico.
La scelta di escludere queste lettere nasce da una precisa analisi grafica e tecnologica. L’obiettivo è evitare equivoci tra lettere e numeri, sia per chi legge a occhio nudo, sia per i dispositivi di controllo automatico. Questo approccio si basa su una logica di sicurezza, che mira a prevenire errori di lettura e a garantire una gestione più precisa del parco circolante.
Da quando esiste questa regola e quanto durerà?
L’esclusione di I, O, Q e U entra in scena con il formato AB 123 AB, introdotto ufficialmente il 28 febbraio 1994. Questo sistema, che utilizza 22 lettere su 26, è diventato lo standard per le targhe ordinarie di auto e moto. Secondo un’analisi pubblicata da Focus, il numero di combinazioni disponibili con questo schema è di circa 234 milioni, sufficienti per 80-90 anni di immatricolazioni.
Il sistema è progettato per durare molto tempo, ma non è immutabile. Considerando che il sistema è in uso da poco più di trent’anni, l’orizzonte temporale è ancora lungo: si parla di fine secolo, con tutte le cautele del caso legate all’andamento del parco circolante. Se il sistema si avvicinerà al limite, sarà più logico pensare a un nuovo formato, magari più lungo o con una struttura diversa, che potrebbe reintrodurre lettere come I, O, Q e U.
Le targhe con la sigla EE, invece, non sono “normali”: sono riservate ai veicoli di escursionisti esteri e ad altre categorie particolari. Questo tipo di codice è evitato nelle targhe civili ordinarie per non creare omonimie. Per quanto riguarda le moto, seguono le stesse regole delle auto, con un formato fisico diverso ma con lo stesso schema alfanumerico e lo stesso set di 22 lettere. In sintesi, l’esclusione di I, O, Q e U non è una scelta casuale, ma una misura volta a garantire la chiarezza e la sicurezza del sistema di immatricolazione. Una scelta che, dopo più di trent’anni, continua a essere rilevante e utile per chi guida in Italia.
