Alessandro Aresu: l’intelligenza artificiale è una filiera industriale complessa e le imprese devono imparare a leggerla
Alessandro Aresu spiega come l’intelligenza artificiale non sia solo tecnologia, ma una filiera industriale complessa che richiede una comprensione approfondita.
Alessandro Aresu, esperto di geopolitica e strategie, ha sottolineato come l’intelligenza artificiale (AI) non debba essere vista solo come una tecnologia, ma come una filiera industriale complessa che richiede una comprensione approfondita da parte delle imprese. Secondo Aresu, le aziende italiane devono imparare a leggerla, non solo come strumento di produttività, ma come sistema interconnesso che coinvolge energia, semiconduttori, infrastrutture, cloud e applicazioni. L’idea di un’Europa come “terzo” tra Stati Uniti e Cina è, secondo lui, illusoria e non risponde alla realtà geopolitica e industriale attuale.
La filiera dell’AI: una torta a cinque strati
Riprendendo un’immagine di Jensen Huang, CEO di NVIDIA, Aresu descrive la tecnologia come una «torta a cinque strati», composta da energia, semiconduttori, infrastrutture e cloud, modelli e applicazioni. A questa si aggiungono talento e capitali, elementi chiave per la sua evoluzione. «Pensare che tutto si riduca ai modelli è un grande errore di prospettiva», osserva. Per un imprenditore, significa chiedersi da chi dipende quando adotta una soluzione. L’AI, infatti, non è solo un prodotto, ma un sistema complesso che richiede una visione globale e una gestione attenta delle dipendenze. Le dipendenze tecnologiche sono un tema cruciale per le imprese italiane. Aresu ha sottolineato che le aziende devono preoccuparsi di dipendenze come quella dal cloud extraeuropeo e dai materiali cinesi per i processi industriali. Inoltre, una «dipendenza cognitiva» può derivare da una scarsa conoscenza delle dipendenze stesse. L’esperto ha anche ricordato l’importanza di conoscere aziende come ASML e TSMC, essenziali nell’ecosistema dei semiconduttori, per comprendere meglio il contesto tecnologico e industriale.
Le opportunità per l’Italia e il ruolo dell’Europa
Secondo Aresu, l’AI è una filiera molto ampia, dove anche altri attori hanno un ruolo. Ad esempio, la Corea del Sud, con poco più di 50 milioni di abitanti, ha un’importanza significativa. La competizione tra Stati Uniti e Cina, in particolare nel settore dei semiconduttori, ha un impatto diretto su molte industrie. L’Europa, pur non essendo un “terzo” tra i due, deve cercare nicchie specifiche dove sviluppare capacità interne e recuperare terreno nell’industria dei semiconduttori.
La formazione deve andare oltre l’uso di strumenti e prompt. Per comprendere l’AI non solo come strumento, ma come fenomeno industriale e geopolitico, Aresu ha sottolineato l’importanza di una formazione che vada oltre l’uso di strumenti e prompt. «A parte leggere, studiare e seguire il lavoro di chi ha connesso questi aspetti, credo che sia importante avere uno sguardo ampio sull’intelligenza artificiale per interrogarsi sui propri processi interni, soprattutto di formazione», ha detto. L’esperto ha anche indicato la capacità di comprendere che tecnologia, mercati e rapporti geopolitici sono connessi, e non compartimenti stagni.
Per un imprenditore, è essenziale sviluppare una capacità trasversale e una personalizzazione del percorso formativo. «L’ambizione di un’azienda deve essere sempre più cercare di sviluppare alcune capacità interne e quindi ridurre un approccio incentrato sull’acquisto di pacchetti già pronti o di soluzioni degli altri», ha concluso Aresu. La sua visione, basata su un’analisi approfondita e su un’esperienza decennale, offre un quadro chiaro per comprendere l’importanza strategica dell’AI nel contesto globale.
