Alessandro Impagnatiello, condannato all’ergastolo: i giudici non riconoscono la premeditazione

La Corte d’Assise d’Appello di Milano conferma l’ergastolo per Alessandro Impagnatiello, ma non riconosce l’aggravante della premeditazione.

Alessandro Impagnatiello, condannato all'ergastolo: i giudici non riconoscono la premeditazione
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Alessandro Impagnatiello, 32enne ex barman residente a Senago, è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano, ma i giudici non hanno riconosciuto l’aggravante della premeditazione. La sentenza, resa pubblica martedì 2 settembre, conferma la condanna definitiva del giovane per l’omicidio della compagna Giulia Tramontano, 29enne incinta al settimo mese, avvenuto il 27 maggio 2023. Secondo le motivazioni della sentenza, non vi sono prove sufficienti per retrodatare il proposito omicida dell’uomo rispetto al momento del delitto.

Il figlio in arrivo come problema

Secondo i giudici, Alessandro Impagnatiello non avrebbe premeditato l’uccisione di Giulia Tramontano, ma avrebbe voluto indurla all’aborto somministrandole un topicida. Il giovane, da quanto si apprende, considerava il figlio in arrivo un problema, non solo per la sua vita privata, ma anche per la sua professione. La sua volontà non era di ucciderla, ma di farla abortire. L’idea di uccidere la compagna, insorge in maniera implacabile quando comprende di non esser riuscito a dissuaderla dall’incontrarsi al bar, considerato un prezioso posto di lavoro.

Le motivazioni della sentenza, che occupano 59 pagine, ricostruiscono l’episodio in modo dettagliato. Alessandro Impagnatiello, il 27 maggio 2023, avrebbe lasciato improvvisamente il lavoro al bar dell’Armani Hotel di Milano per evitare di incontrare la compagna e l’amante. Nell’automobile del 32enne sono state rinvenute tracce biologiche riconducibili a Giulia Tramontano. Dopo la confessione dell’uomo, i familiari della vittima non avevano mai creduto all’ipotesi dell’allontanamento volontario, ma le indagini hanno rivelato che la ragazza aveva scoperto la doppia vita del compagno.

Le prove e la ricostruzione del delitto

La Corte d’Assise d’Appello ha sottolineato che non è rilevante conoscere le azioni compiute da Impagnatiello nelle due ore di attesa prima del delitto. Per contestare la premeditazione, i giudici hanno evidenziato solo ciò che albergava nell’animo del 32enne in quel lasso temporale. Giulia Tramontano, si legge nella sentenza, non poteva sapere e nessuno poteva metterla in guardia, in quanto la sua condanna a morte era ormai stata decretata.

Il processo in primo grado contro Impagnatiello è iniziato il 18 giugno 2024 e si è concluso con la condanna definitiva all’ergastolo il 25 giugno. La sentenza ha suscitato critiche e perplessità da parte dei familiari della vittima e dell’opinione pubblica. I giudici non hanno contestato al giovane la premeditazione, ma hanno ammesso le aggravanti della crudeltà e del rapporto di convivenza. La famiglia di Giulia Tramontano, che ha perso la figlia al settimo mese di gravidanza, continua a cercare giustizia e verità.