Le case della comunità sono scatole vuote: sindaci del Lazio denunciano fallimento del Pnrr

Sindicati del Lazio denunciano fallimento del Pnrr e critiche a Rocca per mancanza di personale e risorse in strutture sanitarie.

Sindicati del Lazio protestano per mancanza di personale e risorse in strutture sanitarie, denunciano fallimento del Pnrr
Sindicati del Lazio protestano per mancanza di personale e risorse in strutture sanitarie, denunciano fallimento del Pnrr

Il Lazio è in fermento per la mancanza di risorse e personale in strutture sanitarie, con sindaci e amministratori che denunciano un fallimento del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Numerosi primi cittadini dell’area metropolitana di Roma e di tutta la Regione hanno partecipato al consiglio straordinario sulla sanità, convocato dal presidente Antonio Aurigemma, per esprimere preoccupazioni e critiche nei confronti del presidente della Regione, Nicola Rocca. I sindaci hanno sottolineato che le “case della comunità”, promesse come pilastro del sistema sanitario regionale, sono in realtà “scatole vuote” per mancanza di personale e risorse.

Le case della comunità: scatole vuote e fallimento del Pnrr

“Rocca taglia nastri, ma le case della comunità sono senza risorse e senza personale”, ha detto un sindaco durante l’incontro. Le strutture, previste come punto di accesso alla sanità territoriale, non offrono servizi adeguati e non sono state popolate di personale qualificato. Molti sindaci hanno segnalato che i turni sono sorteggiati, i medici minacciano di trasferirsi e i servizi non sono mai stati attivati. La consigliera del Pd Emanuela Droghei ha definito le case di comunità come “il grande fallimento di Rocca”, sottolineando che il Pnrr non è stato utilizzato per migliorare la sanità, ma per spostare servizi da un presidio all’altro.

Le strutture non sono state popolate di personale qualificato e i servizi non sono mai stati attivati. La mancanza di risorse e di personale ha reso le case della comunità inutilizzabili. I sindaci hanno segnalato che in alcuni casi le strutture sono rimaste vuote, con l’eco dell’orario di apertura. La consigliera del Pd ha anche segnalato che in alcune strutture, come a Genazzano, si registrano criticità evidenti. La situazione ha suscitato preoccupazioni anche tra le opposizioni.

Un sistema in crisi e una mobilitazione di sindaci

La mobilitazione dei sindaci ha coinvolto decine di comuni, tra cui Frascati, Nettuno, Anzio e molti altri. “Siamo qui per chiedere interventi reali e non di facciata”, ha detto la sindaca di Frascati, Francesca Sbardella. I sindaci hanno denunciato liste di attesa lunghe, reparti non funzionanti e un sistema in crisi. L’ostetricia e il reparto di Rianimazione non sono mai entrati in funzione, e i Comuni sono lasciati indietro nel momento in cui si dovrebbe attivare la sanità territoriale. “Si tratta di disservizi che non è più possibile sostenere”, ha affermato il sindaco di Nettuno, Nicola Burrini.

La sanità territoriale è in condizioni critiche e i sindaci chiedono interventi concreti. La situazione ha suscitato preoccupazioni anche tra le opposizioni. Il consigliere di Azione, Alessio D’Amato, ha sottolineato che solo il 5% delle strutture previste dal decreto ministeriale 77 sono state realizzate. “Hanno messo una toppa con le 6 ore di debito orario, ma sono insufficienti”, ha detto, aggiungendo che siamo di fronte a un fallimento. Adriano Zuccalà del Movimento cinque stelle ha sottolineato che le opere pubbliche sono andate per inerzia rispetto alla programmazione precedente.

La mobilitazione dei sindaci è vista come un dato importante su cui la giunta deve riflettere. “La loro mobilitazione è un dato importante su cui questa giunta deve riflettere”, ha detto Claudio Marotta del Sce. La situazione, se non risolta, potrebbe portare a un ulteriore peggioramento del sistema sanitario regionale. La sanità del Lazio, come ha sottolineato Mario Ciarla, è in una condizione di crisi e non può permettersi più rassicurazioni di circostanza.