Cassazione chiude il processo Cucchi: 2 condanne, 3 assoluzioni e 3 prescrizioni

Cassazione chiude processo Cucchi: 2 condanne, 3 assoluzioni e 3 prescrizioni

La Cassazione ha concluso il processo relativo ai depistaggi avvenuti dopo la morte di Stefano Cucchi, deceduto a Roma nel 2009. La sentenza di appello ha portato a due condanne, tre assoluzioni e tre prescrizioni. L’ultimo atto giudiziario chiude definitivamente il filone principale del procedimento, che aveva visto la condanna di tutti gli 8 carabinieri imputati in primo grado nel 2022. La sentenza ha sottolineato come la catena di comando dei Carabinieri abbia creato una «realtà di comodo» per giustificare le condizioni di salute del ragazzo, sviando l’indagine verso soggetti esterni all’Arma.

La verità di comodo e le condizioni di salute

Secondo le motivazioni della sentenza, i giudici hanno accertato che la catena di comando dei Carabinieri, guidata da Alessandro Casarsa, abbia adottato una strategia per presentare una «realtà di comodo» circa le condizioni di salute di Stefano Cucchi. Le annotazioni incriminate, scritte durante la detenzione, hanno portato a una ricostruzione che attribuiva la causa del decesso alle condizioni di salute del ragazzo, come epilessia, tossicodipendenza e anoressia. Le accuse sono state respinte per mancanza di prove concrete che supportassero tali condizioni durante la detenzione.

Le condanne e le assoluzioni

La Cassazione ha condannato due carabinieri, Francesco Di Sano e Luca De Cianni, per aver partecipato al depistaggio. Gli altri cinque imputati sono stati assolti o hanno visto le accuse cadere per prescrizione. Tra gli assolti in appello si trovano Massimiliano Colombo Labriola e Tiziano Testarmata, mentre il colonello Lorenzo Sabatino è stato assolto per «perché il fatto non sussiste». Il generale Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo sono stati prescritti. La sentenza ha riconosciuto che le linee guida fornite da Casarsa avevano l’obiettivo di orientare l’indagine verso una versione di Stefano Cucchi «malato di suo», senza alcuna anomalia durante la detenzione.

La Cassazione ha anche sottolineato come le dichiarazioni dei carabinieri, in sede di esame, avessero confermato l’orientamento di presentare una «verità di comodo», che avrebbe sviato gli inquirenti da una ricostruzione più precisa degli eventi. La sentenza ha quindi riconosciuto una mancanza di onestà intellettuale nel lavoro informativo svolto durante la custodia di Stefano Cucchi.

Un processo concluso con un bilancio chiaro

Il processo ha visto un bilancio definitivo: due condanne, tre assoluzioni e tre prescrizioni. La Cassazione ha riconosciuto che le accuse contro i carabinieri non erano supportate da prove sufficienti, e che le dichiarazioni fatte durante l’indagine avevano un’agenda diversa da quella di approfondire la dinamica degli eventi. La sentenza ha quindi chiuso definitivamente il filone principale del caso Cucchi, lasciando aperte solo le eventuali azioni di responsabilità civile o penale per i comportamenti ritenuti inopportuni.