Chi paga i soccorsi in montagna? Bristot chiede responsabilità anche per chi si mette in pericolo
Bristot chiede responsabilità anche per chi si mette in pericolo in montagna e in città.

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Chi paga i soccorsi in montagna? È questa la domanda che ha scatenato un dibattito su Facebook e sui social media, ma anche una riflessione più profonda, lanciata da Fabio Bristot, ex membro del direttivo del Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico. L’idea, semplice ma provocatoria, è che non solo gli escursionisti in difficoltà debbano rispettare le regole, ma anche chi, con comportamenti imprudenti o colposi, mette a rischio la propria sicurezza o quella degli altri. L’ipotesi, seppur non ancora formalizzata in legge, ha suscitato interesse e dibattito, soprattutto in un contesto in cui i soccorsi in montagna sono sempre più frequenti e i costi economici legati a tali interventi crescono.
“Non possiamo limitarci a biasimare sempre e solo lo sprovveduto escursionista”, ha sottolineato Bristot. Secondo lui, il principio di responsabilità deve valere per tutti, indipendentemente dal contesto. “Se il principio è che chi assume consapevolmente comportamenti imprudenti o gravemente colposi debba rispondere, allora quel principio deve valere per tutti”, ha aggiunto. Questo include non solo chi si perde in montagna, ma anche chi, ad esempio, si ubriaca e si mette in pericolo in moto a 160 km/h, o chi viola le norme di sicurezza sul lavoro. L’idea è che chi sceglie di mettersi in pericolo, anche se non è un professionista, debba assumersi le conseguenze.
Un principio di equità
“Si dice spesso che l’elicottero impiegato per recuperare un illeso viene potenzialmente tolto a chi potrebbe averne più bisogno”, ha spiegato Bristot. L’obiezione è comune, ma lui la ritiene ingiusta. “Lo stesso discorso venga fatto anche per gli ‘sprovveduti’ che si mettono in pericolo in città”, ha sottolineato. L’idea è che non si debba privilegiare solo i casi di emergenza in montagna, ma anche quelli in contesti urbani o industriali. “Tutti, prima o poi, possono richiedere l’intervento del servizio sanitario a causa delle proprie scelte”, ha aggiunto.
La montagna, per sua natura, è un ambiente ostile, dove il rischio è sempre presente, anche quando si seguono le procedure corrette. La città, invece, non presenta quella stessa componente di rischio intrinseco. Tuttavia, non si può negare che in entrambi i contesti, chi agisce in modo imprudente o colposo debba assumersi le conseguenze. Le reprimende sono doverose, ha concluso Bristot, sottolineando che la responsabilità non deve essere solo un’arma per punire, ma un principio di equità.
Un’idea per la Regione Veneto
Bristot ha anche suggerito alla Regione Veneto di valutare l’idea di introdurre un principio di responsabilità economica, applicato con coerenza in tutti gli ambiti. “Se si vuole introdurre un principio di responsabilità economica, esso deve essere applicato con coerenza in tutti gli ambiti”, ha spiegato. Altrimenti, si rischia di fare pagare il conto soltanto alla montagna. Altrimenti non si sta difendendo un principio: si sta semplicemente facendo pagare il conto soltanto alla montagna, ha concluso.
La proposta di Bristot, sebbene non abbia ancora trovato un’applicazione formale, ha suscitato interesse e riflessione. L’idea di estendere il principio di responsabilità a tutti i contesti, non solo in montagna, potrebbe rappresentare un passo avanti verso una maggiore equità e responsabilità. Tuttavia, la sua applicazione richiederebbe una revisione delle normative esistenti e una maggiore chiarezza su come applicare tale principio in modo coerente e giusto.
