Chiara Baù, ranger sul Seceda: “Metà giornata a chiedere di far atterrare i droni, ma i casi sono dimezzati”
Ranger Chiara Baù racconta la sua quotidianità sul Seceda: droni, turisti in ciabatte e lotta all’overtourism.

Chiara Baù, ranger in servizio sul Seceda da giugno (fino a settembre), dedica metà della sua giornata a gestire situazioni di rischio legate al turismo in quota. “Metà giornata la passavo a chiedere di far atterrare i droni, quest’anno casi dimezzati ma tutti i giorni c’è chi sale in ciabatte”, racconta la specialista. L’area di competenza, pur limitata, vede ogni giorno migliaia di visitatori da tutto il mondo, spesso poco preparati alle condizioni climatiche estreme. A 2.500 metri, la temperatura può variare di almeno cinque gradi rispetto a valle, un dato che spesso non viene considerato.
La gestione del turismo in quota
La ranger, nata a Milano e con un forte legame per la montagna, ha scelto questa professione per unire la passione per la natura alla volontà di proteggerla. “L’overtourism è una realtà con cui dobbiamo convivere”, spiega. L’accessibilità delle Dolomiti e la diffusione su piattaforme social hanno reso il turismo di massa inevitabile. Tuttavia, il lavoro delle ranger si concentra sulla prevenzione e sull’educazione, cercando di informare i visitatori su come comportarsi in un ambiente naturale. “Molte delle persone che vengono su qua non si pongono il problema di essere attrezzati”, osserva Chiara.
Le situazioni più frequenti riguardano il mancato utilizzo di scarpe adatte e l’uso di infradito, che possono mettere in pericolo la salute dei turisti. Non li blocchiamo e non li mandiamo a casa, però spieghiamo che sarebbe meglio avere scarpe con il grip. In alcuni casi, i visitatori finiscono per acquistare abbigliamento tecnico in quota, dopo aver ricevuto i consigli. La ranger, inoltre, deve gestire situazioni come l’uso improprio dei droni, vietati per motivi di sicurezza e protezione del parco naturale. “Quest’anno, sorprendentemente, gli episodi sono diminuiti di oltre la metà”, osserva.
Un lavoro che richiede attenzione e comunicazione
La giornata di Chiara inizia alle 8.30 e termina alle 17.30, con un’attenzione costante alle previsioni del tempo. “Se il radar segnala pioggia nel giro di un’ora, avviso i visitatori che stanno per salire in quota”, racconta. Il lavoro richiede una buona conoscenza dell’ambiente, della capacità di comunicare con persone di diverse nazionalità e una forte convinzione nella convivenza e nel rispetto reciproco. “La cosa bella di questo lavoro? È che in una sola giornata posso incontrare anche venti nazionalità diverse”, conclude.
La ranger, inoltre, diventa un punto di informazione per i visitatori, aiutandoli a scegliere i sentieri giusti e a godere al meglio dell’esperienza in quota. “Apro la cartina e subito si avvicinano tutti”, racconta. La sua presenza è vista come un supporto importante, soprattutto per chi non ha familiarità con la montagna. Avere qualcuno che li rassicura significa tanto. Il suo approccio è sempre educativo, con un tono gentile e una spiegazione chiara, anche quando è necessario richiamare a un divieto. “Non mi è mai praticamente capitato che qualcuno rispondesse male”, conclude.
