La Cina e il Golden power: il controllo nascosto nel settore nautico italiano
L’Italia affronta un dibattito geopolitico su tecnologie sensibili e controllo cinese nel settore nautico.

L’Italia si trova al centro di un dibattito geopolitico che coinvolge tecnologie sensibili e il controllo cinese nel settore nautico. Ferretti, azienda leader nella costruzione di yacht di lusso, è al centro di una complessa situazione legata al Golden power, il meccanismo che permette al governo italiano di monitorare le partecipazioni estere in aziende che producono beni strategici. Il controllo effettivo del gruppo è in mano a Weichai, un conglomerato a controllo statale cinese, che ha acquisito una quota significativa del capitale. La questione non riguarda solo l’aspetto economico, ma anche la sicurezza nazionale, poiché le competenze civili del gruppo possono essere utilizzate anche in ambito militare.
La dualità delle tecnologie e i rischi di sicurezza
La dualità delle tecnologie è un tema centrale nel dibattito. Ferretti, pur essendo un costruttore di yacht di lusso, custodisce competenze che possono essere utilizzate in ambito militare. Il generale Vincenzo Camporini, consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali, ha sottolineato che il gruppo possiede competenze civili che convertono un yacht veloce in un pattugliatore o in un mezzo d’assalto litoraneo. La FSD195, derivata da uno scafo Pershing, è un esempio concreto: nella versione da attacco veloce, è predisposta per un cannone Oto Melara da 12,7 mm o una torretta remotizzata. Queste competenze, se trasferite a soggetti esterni, potrebbero rappresentare un rischio per la sicurezza nazionale.
Il controllo di fatto di Ferretti è in mano a Weichai, parte di un conglomerato a controllo statale cinese. La situazione si complica ulteriormente con l’ipotesi di un’azione concertata, che potrebbe portare il fronte cinese a superare il 45% del capitale. Gli avvocati di KKCG hanno sollevato il sospetto che gli acquisti recenti di piccole quote, tra cui Bank of China, Adtech Advanced Technologies e Wealth Strategy Holding, siano stati accuratamente gestiti per rimanere sotto la soglia del 3%, ma sommati a Weichai portino il fronte cinese oltre il 45%. Questo scenario ricorda il caso Alpi Aviation, un produttore di droni per le forze speciali italiane, la cui cessione occulta a soggetti cinesi ha portato nel 2022 al coinvolgimento del Copasir.
Un’industria in crisi e un governo in attesa
I numeri diffusi il 31 luglio 2026 non offrono un argomento a favore della stabilità gestionale. Ferretti ha chiuso il primo semestre con ricavi netti in calo del 5,6% a 585,6 milioni di euro, un Ebitda adjusted in flessione del 6,7% a 92,5 milioni e un utile netto sceso del 13,1% a 37,9 milioni. La raccolta ordini è crollata del 26,9% a 341,4 milioni, con il segmento Super Yacht che nel semestre non ha raccolto un solo nuovo ordine. Il portafoglio ordini netto si è ridotto del 25,7%. La società ha rivisto al ribasso la guidance per l’intero 2026, citando “il perdurare delle incertezze geopolitiche, in particolare in Medio Oriente”.
La governance è sub iudice a Bologna, e il governo italiano non ha ancora attivato alcuna procedura. Il neo amministratore delegato Stassi Anastassov ha provato a rassicurare i mercati, ma il contesto non è certo rassicurante. La situazione è complessa e richiede una risposta chiara e tempestiva. Due denunce penali sono state depositate a Milano: una da Xu Xinyu e colleghi nel maggio 2024, l’altra dalla stessa Ferretti nel gennaio 2025. Chi spiava chi, in un cantiere di yacht di lusso controllato da Pechino, resta ufficialmente un mistero.
