Comuni montani in lutto: il decreto Calderoli ha tagliato i diritti di 700 comuni

Comuni montani in lutto per il decreto Calderoli, 700 comuni italiani e 29 in Marche colpiti.

Sindicati e cittadini protestano per il decreto Calderoli che colpisce i comuni montani
Sindicati e cittadini protestano per il decreto Calderoli che colpisce i comuni montani

Il dibattito sui comuni montani si è acceso a Treia, dove il sindaco Franco Capponi ha definito il decreto Calderoli come una presa in giro. Mentre fuori dal palazzo si rassicurava sulla possibilità di modificare la legge, il documento era già stato firmato, causando preoccupazioni per le conseguenze concrete su scuola, sanità e economia. La legge, che ha ridisegnato la classificazione dei comuni montani, ha colpito 700 comuni italiani, tra cui 29 in Marche, molti in situazioni socio-economiche critiche. La decisione ha suscitato reazioni forti da parte dei sindaci, che vedono in essa una mancanza di rispetto per le esigenze reali dei territori.

La legge Calderoli e le sue conseguenze

La legge, che porta il nome del politico Calderoli, ha suscitato critiche per la sua logica di taglio indiscriminato, secondo il sindaco Franco Capponi. «La logica della scure e del righello, che ha prevalso a Roma, determinerà la chiusura delle piccole scuole, la perdita di posti di lavoro in agricoltura e una riduzione dei servizi sanitari sul territorio», ha spiegato. La classificazione dei comuni montani, che ha visto l’esclusione di 29 comuni marchigiani, ha comportato l’eliminazione di agevolazioni fiscali e di incentivi per la sanità e l’agricoltura. La decisione ha reso più difficile la presenza di servizi sanitari sul territorio.

Un danno per la sanità e l’agricoltura

La sanità è uno dei settori più colpiti dal decreto. I medici di base non vogliono più spostarsi nei comuni montani a causa dei costi elevati e del rischio per la viabilità. «Quei sanitari che scelgono di lavorare in un comune montano hanno potuto beneficiare di un credito d’imposta fino a 2.500 euro annui per la locazione dell’abitazione», ha ricordato Capponi. Questo incentivo, però, è stato annullato in 29 comuni marchigiani, tra cui Treia. La decisione ha reso più difficile la presenza di servizi sanitari sul territorio.

La legge ha anche cancellato i fondi di sostegno per le politiche comunitarie, come Feoga, Fesr e Fse, che avevano sostenuto le aree interne. «Restano i problemi, che saranno la molla per reagire», ha dichiarato Capponi, che ha espresso la volontà di riaprire il dibattito per trovare soluzioni. «Difendere i comuni montani significa difendere il presidio del territorio, la sicurezza ambientale, l’agricoltura e la qualità della vita», ha concluso, sottolineando l’importanza di una legge che tenga conto delle esigenze reali dei territori.

La decisione del governo ha suscitato reazioni anche da parte di Andrea Mozzoni, consigliere di Fratelli d’Italia. «La legge non è una riforma, ma un taglio senza senso», ha detto, criticando la scelta di Calderoli, figlio di un politico che aveva puntato a spaccare l’Italia. «Non a caso la legge porta il nome di un politico che non rappresenta i comuni montani», ha aggiunto Mozzoni, che ha visto nel decreto una speculazione elettorale a favore del Nord Italia. La situazione ha reso necessario un dibattito pubblico, con i sindaci pronti a reagire. «Ora dovrà essere fatto quadrato per proteggere storie di resilienza», ha detto Capponi, che ha espresso la volontà di trovare soluzioni per i comuni montani. La legge Calderoli, però, ha dimostrato di non considerare le esigenze reali dei territori, e i sindaci sono pronti a reagire con forza.

La decisione del governo ha suscitato preoccupazioni per l’impatto sui comuni montani, che vedono ridursi i diritti e i fondi. La legge, che ha ridisegnato la classificazione dei comuni montani, ha colpito 700 comuni italiani, tra cui 29 in Marche. La mancanza di una revisione della legge ha reso necessario un dibattito pubblico, con i sindaci che chiedono una soluzione. La legge Calderoli, però, ha dimostrato di non considerare le esigenze reali dei territori, e i sindaci sono pronti a reagire con forza.