Corte d’Assise di Bergamo respinge richiesta di nuove analisi per Bossetti

Corte d’Assise di Bergamo respinge richiesta di nuove analisi per Bossetti, condannato all’ergastolo per omicidio Yara Gambirasio

Corte d’Assise di Bergamo respinge richiesta di nuove analisi per Bossetti
Corte d’Assise di Bergamo respinge richiesta di nuove analisi per Bossetti

La Corte d’Assise di Bergamo ha respinto la richiesta avanzata dai legali di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, di eseguire nuove analisi sui reperti dell’omicidio. La decisione, arrivata in appena quattro ore, ha rigettato l’istanza presentata dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, che chiedevano di svolgere accertamenti tecnico-scientifici su tracce genetiche e prove ritenute decisive per la condanna del muratore di Mapello. Bossetti, arrestato dopo quattro anni di indagini, si trova in carcere a Bollate e ha partecipato in videoconferenza al dibattimento.

Limiti stabiliti dalla Cassazione

La Corte d’Assise aveva finora autorizzato la visione dei reperti, ma non aveva concesso nuove analisi, nel rispetto dei limiti stabiliti dalla Cassazione nel 2024. Gli avvocati della difesa contestavano la metodologia di estrazione del DNA dalla traccia ’31G20′, che contiene sangue misto di Yara e Bossetti, nonché la prova regina che ha portato alla condanna all’ergastolo. Secondo la difesa, sarebbero state trascurate tracce genetiche, tra cui liquido seminale, repertate sul giubbotto della vittima e non analizzate.

La difesa ha annunciato l’intenzione di presentare un ricorso, dopo aver espresso la volontà di fare di tutto per evitare che il caso si trasformi in un “Garlasco 2”, riferendosi al caso di un altro omicidio di una ragazza, che ha visto un processo lungo e complesso. La vittima, Yara Gambirasio, era una tredicenne scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d’Isola. L’omicidio fu commesso mentre lei tornava dalla palestra a Brembate Sopra.

La presenza in aula dei legali dei genitori

La pm titolare del caso, Letizia Ruggeri, e gli avvocati Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, legali dei genitori di Yara, erano presenti in aula. La decisione della Corte d’Assise ha messo fine alla possibilità di nuove analisi, ma i legali della difesa hanno annunciato l’intenzione di presentare un ricorso. La richiesta di nuove indagini, sebbene respinta, rimane un tema dibattuto nel contesto di un caso che ha segnato la vita di una famiglia e ha scosso l’opinione pubblica.

La Corte ha ritenuto che le analisi richieste non fossero in linea con le direttive già stabilite, limitando così la possibilità di ulteriori accertamenti. La difesa, però, non ha abbandonato la sua posizione e continuerà a cercare vie legali per rivedere la condanna del muratore. Il caso Yara rimane un esempio di come le prove scientifiche possano influenzare profondamente il destino di un processo penale.

La Corte d’Assise ha espresso un parere chiaro e definitivo, chiudendo la porta alle nuove analisi richieste. Tuttavia, la difesa non si è dimostrata disposta a rinunciare al suo impegno, e il caso potrebbe ancora evolvere attraverso ricorsi e ulteriori procedure legali. La famiglia di Yara, pur avendo espresso la sua preoccupazione, ha espresso la sua determinazione a non permettere che il caso si trasformi in un altro caso simile a Garlasco 2.

La decisione della Corte d’Assise ha rafforzato la posizione della procura, ma non ha eliminato le tensioni e le aspettative di una revisione delle prove. Il caso Yara, pur essendo chiuso in un certo senso, rimane un tema di dibattito e di attenzione per la giustizia e la società.