Cultura, in Umbria via ai bandi per 11 milioni tra luglio e agosto
La Regione Umbria lancia la prima tranche di bandi culturali della nuova legge “Chiamata alle Arti”: 11 milioni per spettacoli, musei e manifestazioni fino a novembre.

La Regione Umbria avvia tra luglio e agosto il primo capitolo della sua riforma culturale più ampia degli ultimi anni. Il vice presidente con delega alla Cultura, Tommaso Bori, ha presentato ufficialmente venerdì 24 luglio al Teatro Morlacchi di Perugia il calendario dei bandi regionali, che metterà a disposizione circa 11 milioni di euro tra risorse regionali ed europee per sostenere il settore artistico e culturale nei prossimi mesi.
L’iniziativa rappresenta l’attuazione concreta della nuova legge regionale “Chiamata alle Arti”, che stanzia complessivamente 31 milioni di euro distributi su tre anni e rappresenta, secondo quanto dichiarato dal vice presidente, la più grande riforma mai realizzata in Umbria nel settore culturale. Si tratta di una programmazione che intende trasformare la cultura in una vera leva di sviluppo economico, coesione sociale e crescita territoriale.
Gli ambiti della prima fase di bandi
La pubblicazione dei bandi tra luglio e agosto riguarderà diversi settori. L’avviso coprirà il sostegno allo spettacolo dal vivo, alle bande e ai cori, ai live club e alle manifestazioni culturali di rilevante interesse regionale. Rientrano inoltre nei finanziamenti anche i progetti dedicati alla valorizzazione della storia e delle tradizioni locali, nonché le iniziative fondate sul dialogo tra arti, scienza, ricerca e tecnologia.
Il calendario non si ferma alla prima tranche estiva. Entro agosto sarà pubblicato anche il bando “Umbria in scena”, che rappresenta un ulteriore strumento di supporto alle realtà del territorio. A seguire, tra settembre e novembre, la Regione pubblicherà misure dedicate a ulteriori ambiti culturali, ampliando così l’offerta di finanziamenti a un spettro ancora più vasto di operatori e organizzazioni.
Una riforma strutturale in tre anni
Uno dei tratti distintivi della nuova programmazione regionale è la copertura pluriennale dei finanziamenti. La Regione ha voluto garantire agli operatori e alle organizzazioni la certezza dei finanziamenti per tre anni nella maggior parte dei casi, permettendo loro di programmare con maggiore sicurezza e di investire sulle proprie attività artistiche e culturali con prospettive di lungo termine. Come ha sottolineato il vice presidente Bori, la creazione e la progettazione richiedono stabilità finanziaria, elemento spesso mancante quando gli operatori culturali non hanno certezza della copertura dei costi per gli investimenti.

Questa scelta riflette una visione strategica della cultura non come settore assistito, ma come infrastruttura economica e sociale. La riforma introduce una trasformazione strutturale che coinvolge tutto l’ecosistema creativo regionale, dalle piccole realtà locali ai progetti di risonanza nazionale.
Il calendario completo verso l’autunno
Oltre alle misure già annunciate per luglio e agosto, il programma regionale prevede tra settembre e novembre una serie articolata di bandi aggiuntivi. I successivi avvisi riguarderanno musei, biblioteche e archivi, librerie indipendenti, rievocazioni storiche e infiorate artistiche, musica e danza popolare, valorizzazione delle società operaie di mutuo soccorso. Proseguirà poi con iniziative espositive e promozione dell’arte contemporanea, riattivazione culturale degli spazi dismessi, innovazione architettonica e paesaggistica degli spazi pubblici, welfare culturale e sostegno agli attrattori culturali.
Questo articolato calendario consente alla Regione di coprire trasversalmente tutte le dimensioni della vita culturale umbra, dal patrimonio storico alla contemporaneità, dalla musica popolare all’innovazione tecnologica applicata alle arti, dalle infrastrutture culturali tradizionali ai modelli innovativi di rigenerazione urbana attraverso la cultura.
Nel contesto nazionale, l’Umbria si posiziona già come realtà di rilievo nel settore culturale. Secondo quanto riferito dal vice presidente Bori, la regione si conferma nel 2025 come l’area italiana con il maggior numero di spettacoli in rapporto alla popolazione, un dato che evidenzia una capacità radicata di produzione culturale e una forte domanda di iniziative da parte del pubblico locale e dei visitatori.
