Denis Côté e il suo dramma sull’assistenza alla morte mentre lotta per la sua vita

Denis Côté racconta il suo film sull’assistenza alla morte mentre lotta per la sua vita

Denis Côté in un set di ripresa mentre parla del suo film sull’assistenza alla morte
Denis Côté in un set di ripresa mentre parla del suo film sull’assistenza alla morte

Denis Côté, regista canadese e autore di 17 film, ha recentemente rivelato come il suo nuovo lavoro, Nobody’s Violence, sia nato da una situazione personale di grave malattia. L’artista, che ha ricevuto un rene da un donatore amico nel 2023, ha spiegato a The Hollywood Reporter che durante l’ultimo anno della sua vita, quando la funzionalità renale era drasticamente ridotta, ha scritto lo script del dramma. Il film, in programma al Locarno Film Festival, esplora il tema controverso dell’assistenza alla morte, un argomento che ha profondamente influenzato la sua visione artistica.

Un’esperienza personale che diventa cinema

Il film segue la storia di Mira, una donna solitaria e misteriosa che si occupa di aiutare persone in condizioni estreme a decidere di terminare la loro vita. Côté ha spiegato che il personaggio è stato creato come una figura di contrapposizione a un gruppo oscuro, che sembra essere legato al governo e composto da individui che vivono in modo hedonista e bohemiano. La scelta di rappresentare questa dinamica è stata intenzionale, come ha sottolineato il regista: “Mira deve incontrare resistenza, e questa può provenire da un personaggio che rappresenta una tradizione cattolica in Quebec.”

Una scena particolarmente significativa mostra Mira, con poche parole, esprimere l’impossibilità del suicidio assistito. Questo momento, che ha suscitato dibattito tra i critici, riflette l’ambiguità del tema trattato. Il film non è un commento sociale, ma una riflessione personale su come la morte possa influenzare la vita. Côté ha spiegato che la sua esperienza personale con la malattia ha reso il lavoro più intimo e profondo.

La tensione tra vita e morte

Il personaggio di Pierric, un giovane che incontra Mira durante i suoi viaggi, rappresenta l’idea di due cose mancanti nella sua vita: l’amore e la sessualità. La loro relazione, che inizia con un’aggressività sessuale, diventa un punto di svolta per Mira. “È il primo passo verso una liberazione,” ha commentato Côté. La sua storia è un’evoluzione del personaggio, che si trasforma da una figura distaccata a una donna che inizia a credere nella possibilità di un futuro migliore. Il film, che è in procinto di essere presentato al Locarno Film Festival, è stato dedicato alla madre di Côté, morta a causa delle complicanze dell’Alzheimer. “Lei non avrebbe potuto richiedere l’assistenza alla morte, ma penso che avrebbe capito il film,” ha concluso il regista. La sua esperienza personale, unita alla sua passione per il cinema, ha reso Nobody’s Violence un lavoro intimo, provocatorio e profondamente umano.

La scena del confronto tra Mira e Ludo, il capo del gruppo oscuro, è stata girata in un bosco, con una combinazione di riprese da distanza e da un punto di vista intimo. Questa scelta, spiega Côté, è intenzionale: “Volevamo mostrare la distanza emotiva tra i due personaggi, ma anche la loro connessione.” La scelta di non mostrare esplicitamente la morte sullo schermo è un simbolo del desiderio di vita che anima il film. Non vogliamo mostrare la morte, ma la sua presenza.