Donna romana a processo per diffamazione dopo video su Facebook
Donna romana a processo per diffamazione dopo video su Facebook
Una donna romana finisce a processo per diffamazione aggravata
Una donna romana di 43 anni è finita a processo per diffamazione aggravata dopo aver pubblicato un video su Facebook in cui ha insultato la famiglia Ciontoli, accusata di aver partecipato all’omicidio di Marco Vannini. L’episodio si è verificato in seguito a un servizio de “Le Iene” sulla vicenda legata alla morte del 21enne, avvenuta il 17 maggio 2015 a Ladispoli, sul litorale romano. La donna, dopo aver visto il servizio, ha condiviso un video in cui ha rivolto frasi offensive alla famiglia Ciontoli, composta da Antonio Ciontoli, condannato a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale, e i suoi figli Martina e Federico, nonché la moglie Maria Pezzillo.
Le minacce sono state rivolte a membri della famiglia Ciontoli
Tra le frasi più esplicite, si trovano: “io te voglio incontrà per strada Martina Ciontoli, arrivi dopo mezz’ora al pronto soccorso”, “Federico a te vojo dà na bomba in faccia”, e “Ciontoli Antonio magari te scoppia er core”. La famiglia Ciontoli, una volta venuta a conoscenza del video, ha sporto denuncia per diffamazione aggravata. La donna, che sarà imputata il prossimo 8 ottobre, è difesa dagli avvocati Pietro e Gian Maria Nicotera.
Le minacce non hanno alcuna efficacia intimidatoria
L’avvocato Gian Maria Nicotera ha spiegato che le minacce proferite nella registrazione non hanno alcuna efficacia intimidatoria, e che non è stata dimostrata una reale volontà di compiere atti dannosi. La minaccia, come ha sottolineato, è inidonea a produrre alcun tipo di effetto. La difesa sostiene che si tratta di parole dettate dall’emozione, non di un reato concretamente commesso. L’avvocato ha anche sottolineato che il video è stato girato appena terminato il servizio delle Iene, e che le frasi sono state dettate da un momento di sfogo, non da una reale intenzione di minacciare.
La donna non ha dimostrato una reale volontà di compiere atti dannosi
La famiglia Ciontoli, pur essendo accusata di aver partecipato all’omicidio di Marco Vannini, ha ritenuto necessario denunciare le frasi offensive pubblicate su Facebook. La donna, pur essendo imputata, non ha dimostrato una reale volontà di compiere atti dannosi, né di produrre un effetto intimidatorio. L’episodio rappresenta un ulteriore sviluppo della vicenda legata al decesso del 21enne, avvenuto in seguito a un colpo di pistola mentre era a casa della fidanzata a Ladispoli. La difesa sostiene che si tratta di un momento di emozione, non di un reato concretamente commesso.
