Filippo Turetta, impugnata sentenza per femminicidio: riconoscere aggravanti di stalking e crudeltà

Impugnata sentenza per femminicidio di Giulia Cecchettin, riconoscere aggravanti di stalking e crudeltà.

Filippo Turetta, impugnata sentenza per femminicidio: riconoscere aggravanti di stalking e crudeltà
Filippo Turetta, impugnata sentenza per femminicidio: riconoscere aggravanti di stalking…

La famiglia di Giulia Cecchettin ha annunciato l’impugnazione della sentenza di condanna per il femminicidio commesso da Filippo Turetta, il 23enne accusato di aver ucciso la sua ex fidanzata con 75 coltellate il 11 novembre 2023. La Procura di Venezia ha deciso di presentare un appello contro la decisione della Corte d’Assise, che ha riconosciuto solo l’aggravante della premeditazione, escludendo quelle di crudeltà e stalking. La famiglia, attraverso l’avvocato Stefano Tigani, ha espresso fiducia nella decisione della Procura, ritenendo che le aggravanti contestate siano state ben fondate.

La motivazione della sentenza e le contestazioni

Nella sentenza depositata il 8 aprile 2026, i giudici hanno ritenuto che le 75 coltellate inferte a Giulia Cecchettin non costituiscano “crudeltà”, ma siano il frutto dell’“inesperienza” e dell’“inabilità” del 23enne. Secondo le motivazioni, la dinamica dell’aggressione, pur “certamente efferata”, sarebbe stata una conseguenza della mancanza di competenza e esperienza di Turetta. Questa interpretazione è in linea con una sentenza della Cassazione del 2015, che ha chiarito che la mera reiterazione dei colpi non può essere considerata efferatezza se non supera i limiti connaturali dell’evento.

La vittima aveva rifiutato di continuare la relazione, non accettando che fosse libera di decidere la sua vita. Turetta ha ucciso l’ex fidanzata perché “non ha accettato che Giulia Cecchettin fosse libera di decidere come vivere la propria vita e di non voler più stare con lui”. La difesa di Turetta ha depositato un appello, chiedendo l’esclusione dell’aggravante della premeditazione e la concessione delle attenuanti generiche per la collaborazione con gli inquirenti e per il comportamento processuale. L’avvocato Giovanni Caruso ha sottolineato che la richiesta di impugnare la sentenza è stata espressamente avanzata dal consiglio difensivo della famiglia, che ha sempre sostenuto la necessità di riconoscere le aggravanti contestate.

Lo stalking e il controllo esasperante

La sentenza ha anche rifiutato di riconoscere l’aggravante dello stalking, considerando che l’aggravante contestata è circoscritta al periodo in prossimità e a seguito della relazione. Turetta, secondo le chat analizzate, aveva messo in atto una forma di controllo esasperante, pretendendo di selezionare le frequentazioni di Giulia e di influenzare i suoi studi. L’avvocato della famiglia ha sottolineato che il comportamento di Turetta era “possessivo e controllante”, con pretese tali da causare discussioni e tensioni.

Il comportamento di Turetta era stato segnalato in modo chiaro dalle chat e dai rapporti con la vittima. La famiglia Cecchettin, attraverso il consiglio difensivo, ha sempre sostenuto la necessità di riconoscere le aggravanti contestate, considerando che il comportamento di Turetta era stato segnalato in modo chiaro dalle chat e dai rapporti con la vittima. L’impugnazione della sentenza rappresenta un atto fortemente atteso, che potrebbe portare a una revisione delle motivazioni della condanna e a un riconoscimento delle aggravanti contestate.

La Procura di Venezia ha deciso di impugnare la sentenza di primo grado, in cui la Corte d’Assise ha riconosciuto solo l’aggravante della premeditazione. La famiglia, attraverso l’avvocato Stefano Tigani, ha espresso fiducia nella decisione della Procura, ritenendo che le aggravanti contestate siano state ben fondate. La famiglia non ha mai avuto l’intenzione di entrare in polemica con la decisione della Corte, ma per loro, coerentemente con quanto sostenuto durante il processo, quelle aggravanti c’erano.