Formula 1 2026: regolamenti in crisi, FIA accusata di rigidità

Formula 1 2026: regolamenti in crisi, FIA accusata di rigidità e costruttori bloccati

Piloti e costruttori critici dei regolamenti 2026, FIA accusata di rigidità e mancanza di adattamento
Piloti e costruttori critici dei regolamenti 2026, FIA accusata di rigidità e mancanza di adattamento

La stagione 2026 della Formula 1 si apre con un dibattito acceso tra i piloti, la FIA e i costruttori, a causa dei regolamenti tecnici introdotti nel 2026. I nuovi regolamenti, che prevedono un aumento dell’impatto elettrico delle power unit, hanno causato una serie di problemi in pista, tra cui il fenomeno del super-clipping e la riduzione della velocità in rettilineo. La FIA, pur riconoscendo i problemi, ha attribuito la responsabilità del ritardo nella correzione delle norme alla rigidità della governance imposta dai costruttori. Mentre i piloti lamentano un’esperienza di gara snaturata, la Federazione ha sottolineato l’importanza di ascoltare le loro opinioni, ma ha rifiutato di riconoscere una mancanza di preveggenza.

Regolamenti tecnici in crisi, il fenomeno del super-clipping

La nuova era tecnica ha portato con sé dinamiche in pista concettualmente errate, con i piloti costretti a rallentare per poter ricaricare la batteria e migliorare le prestazioni in seguito. Il fenomeno del super-clipping, causato dall’invasività della componente elettrica della power unit, ha reso le gare meno spettacolari e ha portato a una riduzione della velocità in rettilineo. Già nel primo appuntamento stagionale a Melbourne, la situazione è apparsa catastrofica, costringendo la FIA a effettuare piccole modifiche a partire da Miami. Tuttavia, questi interventi non hanno risolto i grandi problemi del regolamento.

La governance ha bloccato le modifiche necessarie, limitando la capacità della FIA di apportare cambiamenti in modo autonomo. Nikolas Tombazis, direttore delle monoposto della FIA, ha spiegato che i piloti sono per definizione clienti esigenti e non si aspettano che indorino la pillola. Tuttavia, la governance imposta dai costruttori ha limitato la capacità della FIA di modificare unilateralmente le norme. Il Power Unit Advisory Committee, l’organo creato per tutelare sia le case automobilistiche esistenti che i nuovi soggetti, ha reso difficile l’approvazione di modifiche sostanziali, richiedendo il consenso di almeno quattro costruttori.

Costruttori bloccati, governance in conflitto

Carlos Sainz, in qualità di direttore della GPDA, ha espresso forti perplessità sul lavoro svolto a monte, sottolineando che le simulazioni del 2022 e del 2023 avrebbero dovuto prevenire una situazione simile. Lewis Hamilton ha aggiunto che chiunque abbia preso questa decisione non ha perso il suo posto di lavoro, evidenziando le responsabilità dei vertici tecnici. La FIA, pur riconoscendo i problemi, ha preferito scaricare la colpa sui costruttori piuttosto che fare un mea-culpa sulla bontà originaria delle norme.

La FIA ha rifiutato di riconoscere una mancanza di preveggenza, sostenendo che i problemi legati alla carenza di energia fossero ampiamente noti con due anni di anticipo. Tuttavia, i tentativi di correzione sono stati bloccati dalla resistenza al cambiamento da parte dei costruttori. La Federazione ha sottolineato l’importanza di ascoltare le opinioni dei piloti, ma ha rifiutato di riconoscere una mancanza di preveggenza. La governance imposta dai costruttori ha limitato la capacità della FIA di modificare unilateralmente le norme, rendendo difficile l’approvazione di modifiche sostanziali.

Dopo i primi interventi d’emergenza introdotti al Gran Premio di Miami, la FIA ha comunicato un piano di interventi progressivi da qui al 2028. La tabella di marcia prevede un allontanamento dalla ripartizione teorica 50/50 tra motore termico ed elettrico, virando verso un rapporto 60/40 entro il 2028 per ridare spinta all’endotermico. La speranza è che già dal prossimo anno i problemi di super-clipping vengano meno, ma è la natura stessa di questo regolamento ad essere sbagliata. La Federazione, però, vuole scaricare la colpa sulle esigenze dei costruttori, piuttosto che fare un vero e proprio mea-culpa sulla bontà originaria delle norme.