Il governo italiano smentisce la telefonata Roma-Cairo prima della sentenza Regeni
Il governo italiano smentisce la notizia di una telefonata tra Roma e il Cairo prima della sentenza su Giulio Regeni, mentre le fonti egiziane parlano di un’intesa per trovare una soluzione legale.
Il governo italiano ha smentito la notizia di una telefonata tra responsabili egiziani e italiani di alto livello prima della sentenza su Giulio Regeni, come riferito da un sito egiziano indipendente. La notizia, diffusa dal quotidiano Mada Masr, ha suscitato reazioni nell’opposizione e tra i media italiani. Secondo fonti di Palazzo Chigi, l’ultimo contatto tra la premier Meloni e il presidente egiziano al-Sisi risale al 23 luglio, durante la festa nazionale egiziana, e non è stato registrato alcun contatto diretto prima della pronuncia della sentenza.
Il risarcimento e la prudenza governativa
Il governo italiano ha confermato che chiederà il risarcimento per il sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni, ma solo quando la sentenza sarà passata in giudicato. Il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti aveva precedentemente indicato che la richiesta italiana sarebbe scattata appena la sentenza dei giudici del tribunale di Roma “verrà depositata”, entro 90 giorni. Tuttavia, fonti di Palazzo Chigi hanno precisato che l’azione sarà intrapresa solo dopo che la sentenza sarà definitiva.
La decisione del governo riflette una strategia di prudenza, volta a non compromettere i rapporti con un Paese strategico per l’Italia.
La sentenza, che ha condannato tre 007 del Cairo per il sequestro di Giulio Regeni ma non per l’omicidio, ha disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di 150mila euro a favore della Presidenza del Consiglio. Duecentomila euro a testa sono stati disposti per il padre e la madre di Regeni, mentre alla sorella Irene dovranno andare centomila euro. I tre 007 egiziani sono stati condannati anche al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali a favore della famiglia Regeni e della Presidenza del Consiglio, che però andranno stabiliti in sede civile.
Le due italiane in carcere e la difesa degli 007
Le ragioni del passo indietro del governo potrebbero essere legate all’intreccio di relazioni economiche e politiche tra Roma e il Cairo, nonché alla necessità di non complicare ulteriormente i rapporti con un paese strategico per l’Italia. Sulle valutazioni potrebbe aver pesato anche il fatto che due cittadini italiani si trovano attualmente a dover fare i conti con la giustizia egiziana: Nessy Guerra, la 27enne condannata a sei mesi di carcere per adulterio, e Giacomo Passeri, il 32enne pescarese condannato a 25 anni di carcere per traffico internazionale di droga.
La situazione delle due italiane in carcere ha influenzato la decisione del governo di mantenere una posizione prudente.
La difesa degli 007 egiziani, nominati d’ufficio, ha espresso la sua disponibilità a proseguire nella strada dell’impugnazione in corte d’appello, valutando la possibilità di sollevare un’ennesima questione di costituzionalità sulla necessità di ottenere specifica procura speciale in un procedimento dove viene dichiarato assente un imputato non per sua inerzia ma a causa del comportamento di terzi. Le polemiche si sono intensificate anche tra l’opposizione, che ha definito “vergognoso” l’atteggiamento dell’esecutivo nei confronti dell’Egitto. L’ex premier Giuseppe Conte ha sottolineato che lo Stato deve favorire il pagamento delle somme e che il governo non deve nascondersi, ma deve agire. Il vicepresidente di Iv-Casa riformista Davide Faraone ha aggiunto che ogni volta che Tajani apre bocca, l’Italia fa una figuraccia nazionale e internazionale.
