Jury Chechi, 30 anni dopo l’oro di Atlanta: “Ero terrorizzato, ma non ho ricordi dell’esercizio vincente”

Jury Chechi ricorda la medaglia d’oro di Atlanta, 30 anni dopo: “Ero terrorizzato, ma non ho ricordi dell’esercizio vincente”.

Jury Chechi, 30 anni dopo l’oro di Atlanta, ricorda l’emozione della vittoria e la sua crescita sportiva
Jury Chechi, 30 anni dopo l’oro di Atlanta, ricorda l’emozione della vittoria e la sua crescita sportiva

Un successo che rimarrà nella memoria collettiva

Trent’anni dopo la vittoria olimpica di Atlanta, Jury Chechi si lascia andare ai ricordi, da un’agriturismo nelle Marche. L’oro conquistato il 28 luglio 1996 rimane un momento di grande emozione e di grande importanza per la ginnastica ritmica italiana. «Credo che sia una medaglia d’oro rimasta nell’immaginario collettivo, degli appassionati di sport, e di questo sono felice oltre che lusingato», dice Chechi, che oggi vive in pace con il passato. L’evento, entrato a tutti gli effetti nella lunga storia dello sport italiano, è stato un momento di grande soddisfazione per l’atleta, che ha sempre sottolineato l’importanza di quel successo.

Un minuto di buio assoluto

«Quel minuto di buio assoluto, ero terrorizzato», racconta Chechi, rievocando l’atmosfera di quel giorno. L’atleta, allora in procinto di conquistare la sua prima medaglia olimpica, aveva una paura folle di sbagliare. «Avevo una paura folle di sbagliare e di vanificare anni di allenamenti e di attesa», spiega. L’allenatore Bruno Franceschetti, però, gli ha dato una spinta psicologica decisiva: «Non esiste un solo motivo per cui le cose non potessero andare bene. Con grande naturalezza, mi disse che avrei solo dovuto scegliere tra l’avere paura ed il non avere paura». Il resto, come lui stesso ha detto, è storia.

La vittoria fu un momento di pura concentrazione Chechi non ha ricordi in diretta dell’esercizio che lo portò al successo. «Cosa non ricordo, piuttosto: non ho ricordi, perlomeno in diretta, dell’esercizio che mi fece vincere la medaglia. Ero in perfetta ‘trance agonistica’: un minuto di ‘buio’ totale, solo concentrazione. Il ricordo riprende dal post-gara, dalla mia esultanza.» L’atleta, però, non ha mai dimenticato l’emozione di quel momento, che rimane il più emozionante della sua carriera. La ginnastica ritmica ha cambiato volto, ma Prato resta un’area di eccellenza

«E’ cambiato il mondo della ginnastica da quando gareggiavo io, ma Prato ha una grande tradizione e può ancora creare le basi per formare ginnaste e ginnasti di alto livello», dice Chechi, che ha sempre creduto nella capacità della città di produrre atleti di livello internazionale. Cresciuto all’Etruria, ha scelto di trasferirsi a Varese per completare la sua crescita tecnica. «Quando gareggiavo io era la normalità. Non so se lo sia anche oggi, può essere», commenta, riferendosi alle strutture disponibili per gli atleti.

Progetti futuri e un desiderio di festeggiare di nuovo

Oggi, Chechi ha alcuni progetti che reputa interessanti, che si concretizzeranno a partire dal prossimo settembre. «Ho alcuni progetti che reputo interessanti, che si concretizzeranno a partire dal prossimo settembre», annuncia, senza però rivelare dettagli. «Un’esperienza da dirigente federale? No, al momento non è nei miei piani», precisa. Tuttavia, il desiderio di celebrare il successo di Atlanta è ancora vivo. «Cosa posso dire? Che vorrei celebrarla di nuovo, tra altri trent’anni», conclude, con un tono che mescola nostalgia e speranza.